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Gaspar Van Wittel, Chiaia da Pizzofalcone: un confronto tra Napoli ieri e oggi


Testo e foto Simona Mandato

Uno dei modi più interessanti per conoscere Napoli attraverso la storia, nel suo sviluppo urbanistico e architettonico è quello di osservare – e non poter fare a meno di ammirare! –  le vedute della città esposte in particolare al Museo della Certosa di San Martino a partire dalla celebre Tavola Strozzi, e al Museo di Capodimonte.

Ma io ho scelto di parlarvi di una veduta che si trova al Museo di Palazzo Zevallos di Stigliano, perlopiù famoso per l’ultima tela di Caravaggio rimastaci, il Martirio di Sant’Orsola. La tela che qui ci interessa, trionfa su una parete nella sezione dei paesaggisti del museo di via Toledo: Chiaia da Pizzofalcone di Gaspar Van Wittel, 1729, che riporto qui in foto. Mi sono divertita in un confronto tra ieri e oggi.

Innanzitutto, chi era questo pittore?
Olandese d’origine, Gaspar si dedicò alla rappresentazione di vedute in cui confluiva tutta la sua identità nordeuropea. Il gusto fiammingo per i dettagli, ma anche una speciale luce tersa che esaltava le atmosfere divennero la sua cifra, ciò che lo rendeva  diverso da tutti i suoi colleghi vedutisti, italiani e non. Tanto da farne un pittore apprezzato in tutta Italia, chiamato dalle principali corti a ritrarre i bei paesaggi che rientravano nei rispettivi domini. Fin da giovane Van Wittel trovò  a Roma la sua nuova patria (memorabile una sua veduta di Piazza Navona!), dove le armonie della natura si combinavano perfettamente con i ruderi sparsi per la città: i suoi colori e la sua tecnica pittorica riuscivano a valorizzare alla perfezione le antiche rovine e la ricca vegetazione della Roma settecentesca.

Dopo aver lavorato anche in Lombardia e soprattutto a Venezia (dove influenzò non poco il Canaletto!), nel 1700 Gaspar fu chiamato dal viceré spagnolo duca di Medinaceli alla corte di Napoli. Che gli affidò il compito di ritrarre tutti gli angoli più rappresentativi della capitale, prima che vi intervenissero i vasti lavori di ammodernamento che l’amministrazione spagnola aveva in programma di fare. I suoi dipinti dovevano andare a costituire una sorta di memoria storica, un archivio visivo della Napoli prima degli interventi urbanistici, con un evidente intento propagandistico.

Chiaia da Pizzofalcone, G. Van Wittel, particolare con Palazzo Cellammare

E così nacquero le tele del Van Wittel che ritraevano Largo di Palazzo (oggi Piazza del Plebiscito), Pizzofalcone con Castel dell’Ovo, la Darsena con Castel Nuovo, ma anche la splendida costa di Posillipo fino a Nisida e a sud la Costiera Sorrentina, così com’erano all’inizio del XVIII secolo. Alcune di queste tele oggi si trovano a Siviglia presso la Fundaciòn Casa Ducal de Medinaceli….insomma, una sorta di “cartoline” e “souvenir” di Napoli che il viceré portò con sé al rientro a casa.

Ma cos’è che rende questo e altri paesaggi di Van Wittel così speciali? Perché quando ci si trova davanti ad uno dei suoi paesaggi si resta così incantati? Da cosa deriva questo incanto? Sebbene la resa dei luoghi e delle architetture sia assolutamente puntuale, nei dettagli come nell’uso della prospettiva, il pittore olandese andò oltre le soluzioni adottate nelle vedute dai suoi colleghi del secolo precedente e contemporanei. Certamente conosceva i pittori romani allora definiti spregiativamente “bamboccianti” , dai quali prese spunto per quel modo nuovo di modulare luce e colori, così da esaltare proprio quella luce e quei colori così particolari del paesaggio italiano.

Le vedute di Van Wittel riportano sulla tela un’emozione visiva, preannunciando il sentimentalismo della pittura vedutistica di Settecentesco e inizi Ottocento. A Napoli e dintorni, affacciati su un golfo dal paesaggio mozzafiato, questo doveva risultargli anche più facile. Grazie alla sua raffinata padronanza degli strumenti pittorici, l’artista olandese trasponeva sulla tela non solo i dettagli della veduta urbana o naturale, ma riusciva a trasferirvi anche atmosfere ed emozioni impalpabili, quelle che dalla percezione ottica restano nell’animo dell’osservatore. Con un risultato finale “emozionale” – come diremmo oggi.

CURIOSANDO NEL DIPINTO……
A conclusione della nostra incursione nella pittura paesaggistica di Gaspar Van Wittel, vogliamo soffermarci su alcuni elementi architettonici che si scorgono nel dipinto Chiaja da Pizzofalcone, del 1729, per qualche confronto tra la Napoli di allora e quella di oggi. Chiarissimo è, poco al di sotto di Castel Sant’Elmo sulla sommità della collina del Vomero, il grandioso Palazzo Cellammare che fin dagli inizi del 1500 insiste su via Chiaia, riconoscibile per il suo – all’epoca – enorme parco, le arcate dell’ingresso e la rampa che conduce alla strada.

Poco più giù, immaginando di scendere fino alla fine di via Chiaia, si vede una chiesa che è certamente Santa Caterina a Chiaia. In primo piano invece, si impone la vista dal retro di una chiesa che nessuno di noi ha mai visto: si tratta di Santa Maria a Cappella Nuova, che fu abbattuta agli inizi del 1800 perché fortemente danneggiata da un terremoto. Ciò che stranamente non compare è il maestoso Palazzo Calabritto, che dà anche il nome ad una via. Eppure sappiamo che fu iniziato nel 1720, dunque già alcuni anni prima del dipinto. E allora dobbiamo supporre che fosse ancora in costruzione, circondato da impalcature e dunque non ancora degno di essere riprodotto in una tela!

Continuando idealmente lungo le odierne via Filangieri e via dei Mille, si distingue l’imponente Palazzo D’Avalos, di recente oggetto di contestati lavori di restauro. Il Palazzo fu edificato agli inizi del 1500 per una delle più potenti famiglie del Viceregno, poi rimaneggiato nel 1751. Le modifiche strutturali furono dunque successive al dipinto di Van Wittel, che così rimane una testimonianza storica sull’aspetto, fra gli altri, di questo importantissimo palazzo nobiliare napoletano. Accanto a Palazzo d’Avalos è un altro edificio abbastanza grande, Palazzo Carafa di Roccella, l’edificio che oggi ospita il Museo PAN. Chiare e nette si stagliano le cupole delle chiese di Santa Teresa e dell’Ascensione a Chiaia. Le trasformazioni architettoniche ed urbanistiche di fine ‘800, con l’apertura di via dei Mille e via Filangieri, modificarono radicalmente l’assetto urbanistico di questa porzione di Napoli (e di molte altre).

Chiaia da Pizzofalcone, G. Van Wittel, particolare

Proprio davanti a Palazzo D’Avalos, nel dipinto si vede un gran recinto antistante un edificio: si tratta delle scuderie facenti capo ad una caserma: oggi al suo posto ci sono il Liceo Umberto I e, alle sue spalle, la scuola media Tito Livio. Da lì parte via Cavallerizza, così detta proprio perché lì erano i “quartieri delle soldatesche regie”, come indicato nella pianta di Napoli del Duca di Noja, punto di riferimento fondamentale per chiunque voglia studiare l’evoluzione di Napoli dalla fine del Settecento.

Si noti infine il passeggio lungo la riviera di Chiaia per la nobiltà che qui aveva le sue ville estive. Ancora al momento del dipinto del Van Wittel, nel 1729, consisteva solo in un doppio filare di alberi, interrotto da tredici fontane, così come era stato realizzato nel 1697 dal Viceré Duca di Medinaceli. Ancora non aveva assunto l’impianto più strutturato del Real Passeggio di Chiaia, che fu invece realizzato nel 1780 per volere di Ferdinando IV di Borbone, dall’architetto Carlo Vanvitelli.

E qui si chiude il cerchio: figlio di Gaspar Van Wittel fu Luigi, il cui cognome fu italianizzato in Vanvitelli, l’architetto della Reggia di Caserta. Con il terzo in discendenza, Carlo, anche lui architetto, si conclude una dinastia di artisti venuti da fuori, che lasciò una traccia indelebile nel Regno di Napoli.

Beviamoci su….

Per approfondire:

  • Nicola Spinosa, Vedute napoletane dal Quattrocento all’Ottocento, Guide artistiche Electa Napoli, 1996
  • Aurelio De Rose, I palazzi di Napoli, Newton & Compton Editori, Napoli, 2001
  • Giancarlo Alisio, Il lungomare, Electa Napoli, 2003
  • Gravagnuolo, G. Gravagnuolo, Chiaia, Electa Napoli, 1990