Lastra in terracotta del Tempio delle Stimmate di Velletri

Riflessioni sul banchetto…


Testo e foto di Eliana Ciampi

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dopo il primo lockdown, ha riaperto le porte accogliendo i visitatori con l’interessante mostra “Gli Etruschi e il MANN”, a cura di Valentino Nizzo. Decido così di soddisfare la mia curiosità archeologica e andare al Museo. Nel silenzio delle sale svuotate delle vivaci scolaresche –che un tempo, ahimè ormai lontano, avrei definito rumorose- irrompe solo il suono dei miei passi svelti. Attraverso il titanico Salone della Meridiana, dove Atlante con i suoi 185cm di altezza non basta a colmare il vuoto lasciato dai visitatori assenti e il mio sguardo si posa, come se fosse la prima volta, sull’affresco della volta settecentesca… non ho mai avuto il tempo di sorprendermi per la maestosità della sala! Ma sono lì alla ricerca degli Etruschi, per cui non mi lascio tentare né dalle tele ottocentesche, né dalle vetrine della collezione preistorica – recentemente riallestita – e tiro dritto fino al “mondo etrusco”.

Affibbiaglio con decoro a sfingi dalla tomba Bernardini a Palestrina - foto dal catalogo della mostra

Affibbiaglio con decoro a sfingi dalla tomba Bernardini a Palestrina – foto dal catalogo della mostra

Accanto all’ingresso della mostra giacciono distesi i defunti sui loro sarcofagi, ma rapidamente mi rendo conto che non devo lasciarmi distrarre dai loro sguardi fissi, perché questo è il tipo di mostra in cui occorre prestare attenzione a una moltitudine di oggetti minuti e piccoli dettagli, per cui subito mi dirigo verso i corredi funerari.

La mostra “Gli Etruschi e Il MANN”, come “Gli Etruschi a Pompei” del 2018/19, è il risultato di quel  filone di studi recenti sulla Campania antica finalizzati a mettere in luce i punti di contatto tra le diverse etnie che hanno popolato la nostra regione in età preromana, che si esprimono perfettamente nel contenuto delle tombe di personaggi di spicco della società.

Nella prima sala, dove un video illustra la diffusione della presenza etrusca in Italia, sono esposti non solo i corredi di provenienza campana, ma anche i prestiti del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, a Roma. Fertili vallate e fiumi navigabili fanno da sfondo all’espansione del popolo etrusco che si fonde con le realtà locali e la cultura greca, in Lazio come in Campania. Così le differenze etniche sembrano svanire davanti a corredi funerari rinvenuti in territori diversi, come quelli della greca Cuma e della latina Palestrina, esposti in due vetrine adiacenti. Dalle evidenze archeologiche si evince, infatti, che tra la fine dell’VIII e il VII sec. a.C. le élites indigene, tanto quelle “grecizzate”, quanto quelle “etruschizzate”, condividono sia gli stessi riti funebri che si riflettono nelle tombe principesche, che quel gusto generalmente definito orientalizzante. Questo spiega perchè in mostra ritroviamo le stesse sfingi sull’affibbiaglio in oro e argento della tomba Artiaco 104 di Cuma del museo partenopeo, e su quello in oro di Villa Giulia dalla Tomba Bernardini a Palestrina. Da quest’ultima provengono anche pregiatissime coppe in oro e argento dorato, adornate con scene nilotiche e teorie di cacciatori, cavalli e palme.

Il mio interesse, però, si focalizza su un aspetto specifico della società antica, ossia il consumo di cibo e vino come rito, quindi, sulla funzione sociale del banchetto e del simposio.

A tal proposito occorre ricordare che se a noi per gustare il vino bastano una bottiglia e un calice, agli etruschi serviva molto di più. Dalle anfore il vino si versava in un contenitore ampio, il cratere, in cui si miscelava con dell’acqua, contenuta in anfore e secchi. L’acqua serviva, infatti, a diluire il vino, che era molto più concentrato del nostro, e contenere lo stato di ebbrezza. Si aggiungevano, poi, altri ingredienti, come miele e fiori, ma anche spezie, radici e (forse) formaggio, che richiedevano l’uso della grattugia. A questo punto usando un attingitoio, ossia un lungo mestolo, il vino si versava nella coppa, ma non prima dell’ultimo passaggio, il colino.

Servizio da simposio in argento da Palestrina

Servizio da simposio in argento da Palestrina

Diamo, quindi, uno sguardo al contenuto di due tombe a titolo esemplificativo. Mi colpisce nella già citata Tomba Bernardini il servizio per simposio in argento, composto da un contenitore (lebete) con coperchio a colino, una coppa, un attingitoio e una grattugia. Poi torno virtualmente in Campania, spostando la mia attenzione sui reperti della necropoli di Nocera Inferiore in località Oschito: un cratere attico a figure rosse su cui è raffigurata la lotta tra Greci e centauri e, nella stessa vetrina, di nuovo, colino, grattugia, brocca (olpe) e attingitoio in bronzo. Insomma anche qui un servizio per simposio, risalente, però, in questo caso, a una fase più tarda – tra VI e V sec.- quando il cuore campano del mondo etrusco è Pontecagnano, in provincia di Salerno, mentre Nuceria è uno di quei centri specializzati nella produzione vinicola, che resterà tale anche in età romana.

Abbiamo, pertanto, la sepoltura di un personaggio di rango in un centro campano a vocazione vinicola, che viene sepolto assieme a oggetti da banchetto. Appare, quindi, evidente l’importanza del vino, sia per l’economia che per la ritualità di questa società, che pone la preziosa bevanda sotto protezione del dio Fufluns, sorta di Dioniso etrusco. E ancora, una scena di banchetto la ritroviamo in mostra, nella sala dedicata alla Collezione Borgia del museo napoletano. Mi riferisco a una lastra di rivestimento in terracotta del Tempio delle Stimmate di Velletri (VI sec. A.C.), in cui sono raffigurate due coppie, un uomo e una donna, distesi su kline, circondati da un coppiere, un auleta e due servitori. Ma questa scena legata al consumo del vino ci riporta a orizzonti culturali non esclusivamente etruschi.

Il periodo cosiddetto “Orientalizzante” è, infatti, caratterizzato da ibridazioni non solo della cultura materiale -si vedano le piccole sfingi sui pezzi in mostra-  ma anche di riti, usi e costumi.

Corredo dalla tomba Bernardini a Palestrina

Corredo dalla tomba Bernardini a Palestrina

Così, in un continuo gioco di rinegoziazione dell’identità etnica, in questa forma fluida di cultura, nel settimo secolo gli etruschi ereditano il banchetto sdraiato dai greci, ma questi a loro volta probabilmente hanno già appreso questo costume in Campania, a Ischia (Pithekoussai), dai fenici già a partire dall’ottavo secolo, quando intanto il banchetto sdraiato è già diffuso nel mondo assiro. Banchettare è anche attività dei vivi in onore dei morti e il rito funebre prevede la cottura della carne, il sacrificio, parallelamente all’incinerazione del corpo del defunto. Quest’ultimo, a sua volta, è seppellito con oggetti legati al consumo di cibo e vino, perché in vita ha espresso il suo status attraverso la partecipazione esclusiva a banchetti e simposi.

Chiaramente la ritualizzazione del consumo di cibo e vino, per quanto comune essa sia a più culture, passa attraverso la codificazione di società diverse. Nella lastra di Velletri in mostra vediamo donne distese sul kline, perché la donna etrusca gode di una libertà tale da poter prendere parte ai banchetti assieme agli uomini, mentre una donna greca non avrebbe mai potuto partecipare a questo rito sociale con il proprio marito.

Concludendo, il banchetto è soltanto uno dei tanti argomenti che è possibile estrapolare da questa interessantissima mostra. In alcune sale, ad esempio, si tracciano le linee della storia dell’archeologia etrusca in Campania, proprio in vista del futuro allestimento di una sezione permanente del MANN dedicata agli Etruschi.

Corredo funebre per simposio da Cuma

Corredo funebre per simposio da Cuma

 

Cratere attico a figure rosse e servizio da simposio da Nocera

Cratere attico a figure rosse e servizio da simposio da Nocera

 

Gli Etruschi e il MANN

Museo Archeologico Nazionale di Napoli MANN

Piazza Museo, 19 – Napoli

12 giugno 2020-31 maggio 2021

Per approfondire

 

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