La Chiesa di Santa Maria del Parto, fondata dal poeta Jacopo Sannazzaro, custodisce un raro esempio di presepe cinquecentesco napoletano, opera di Giovanni da Nola.

Testo e foto di Eliana Ciampi

Lasciandoci alle spalle il porto di Mergellina, imboccata la scalinata che conduce a una sorprendente terrazza panoramica, si erge la chiesa voluta dall’umanista Jacopo Sannazzaro, il cui monumento funebre svetta dietro l’altare maggiore.

Tomba di Jacopo Sannazzaro – Santa Maria del Parto, Napoli

Quando si pensa al presepe napoletano la mente corre alle scenografiche rappresentazioni settecentesche che abbellivano le case dei nobili napoletani, in cui svanisce il confine tra sacro e profano e la capitale borbonica fa da cornice alla scena della natività. Ma la storia del presepe a Napoli ha inizio nella prima metà del Trecento, e l’uso di allestire presepi nelle chiese si consolida nel Quattrocento. Le statue sono a grandezza naturale, realizzate in legno da artigiani specializzati (figurarum sculptores) e si stagliano su fondali dipinti. Dalla metà del Cinquecento, invece, gli abiti indossati dai personaggi si “attualizzano” e il paesaggio è realizzato a rilievo, non più semplicemente dipinto.

Il periodo oggetto del nostro interesse è l’età aragonese, quando attorno al 1524 il poeta Jacopo Sannazzaro commissiona un presepe composto da 70 statue allo scultore Giovanni Marigliano, o Miriliano o Merliani, meglio noto semplicemente come  Giovanni da Nola.

Jacopo Sannazzaro, nato da nobile famiglia originaria di Pavia e membro dell’Accademia Pontaniana,  gode di grande stima e fama presso la corte aragonese, per cui riceve in dono dal re Federico d’Aragona una splendida villa a Mergellina. Qui compone il poema in latino De Partu Virginis, cui si deve il nome della chiesa di Santa Maria del Parto, che fa costruire, presso la sua villa, negli ultimi anni di vita.

Giovanni da Nola, Pastori

Giovanni da Nola, Pastori – dal presepe di Santa Maria del Parto

 Tra dilemmi teologici e formali, il Sannazzaro rielabora più volte questo poema in cui si fondono elementi classici e cristiani, caratteristica che si osserva anche  nel suo monumento funebre, dove San Jacopo e San Nazario si accompagnano ad Apollo e Minerva!

Presepe di Santa Maria del Parto, Pastore

Pietro Summonte, umanista e amico di Sannazzaro, in una lettera conferma lo stretto legame tra il presepe commissionato a Giovanni da Nola e il poema De Partu Virgins, che si compone in tre libri: L’annunciazione, La Natività e L’adorazione dei Pastori e dei Magi.

Per plasmare nel legno i personaggi dei suoi versi sceglie lo scultore Giovanni da Nola (1488-1558). Figlio di venditori di cuoio e calzature, rifiuta il suo destino di amministratore dell’azienda di famiglia, attratto dal richiamo delle discipline letterarie e della scultura. Si forma lavorando accanto ad artisti lombardi operanti a Napoli, noti – non a caso – per la produzione presepiale. Ma l’accentuato realismo lombardo si stempera nel tratto più dolce degli scultori toscani, anch’essi attivi in città, che hanno inevitabilmente influenzato lo stile di Giovanni Marigliano. Sono queste esperienze che ritroviamo nel presepe di Mergellina.

Di 70 figure solo cinque sono giunte ai nostri giorni: la Madonna, San Giuseppe e tre pastori.

In realtà la loro sopravvivenza è alquanto miracolosa! Benedetto Croce descrive il prezioso presepe abbandonato nella cripta tra scheletri e ossa, in balìa di polvere e tarli. Inoltre, considerando  ridipinture e levigature dovute a cattivi restauri, il lavoro di ripristino e consolidamento eseguito nel 1950 deve essere stato piuttosto duro. Al termine di questo intervento il presepe fu esposto al Palazzo Reale per la “Mostra sulla scultura lignea in Campania dal XII al XVII secolo” e dal 2000 lo ammiriamo attraverso una porta a vetri a destra dell’ingresso della chiesa.

Giovanni da Nola, Madonna dal presepe di Santa Maria del Parto

Le statue, in legno di tiglio, hanno un’altezza che va da 115 a 145 cm. Solo per due pastori si conserva la policromia originale, mentre le altre tre statue sono coperte da uno strato marrone, benché San Giuseppe conservi frammenti di doratura… Chissà come appariva un tempo il manto della vergine!

Se nei presepi napoletani di oggi sembra di sentire urlare i venditori ambulanti, qui i personaggi osservano un ossequioso silenzio, assorti nella contemplazione del divino.

Colpisce la dolcezza del volto della Madonna e la cura nella resa dell’espressione del pastore genuflesso – presumibilmente a mani giunte –  che a pensarci bene non è che un personaggio secondario tra 70! Queste cinque sculture sono, infatti, una minima parte di un’opera corale che doveva avere grande impatto sui fedeli per la dimensione stessa. Questi corpi recuperati dai restauratori tra vecchie ossa ci danno l’opportunità di riflettere sulla fragilità della scultura in legno e di quanto sia andato perduto di quest’arte, non solo del ‘500 e non solo di Giovanni da Nola.

Recentemente si è tornato a parlare delle doti di intagliatore del Marigliano, in quanto il Museo di Capodimonte ha acquistato all’inizio del 2020 la splendida “Vergine Annunciata”. L’osservazione dell’incarnato e dei colori delle vesti ci consente di immaginare dettagli andati perduti della Madonna del presepe di Santa Maria del Parto. E ancora una sua Madonna con Bambino nel 2017 è stata “ambasciatrice” della scultura meridionale alla mostra “Maternità Divine” a Santa Croce a Firenze, organizzata in vista di Matera 2019. Colpisce qui il volto ben caratterizzato della Vergine e il modellato del bambino.

Il presepe di Santa Maria del Parto sicuramente ci ricorda che Giovanni da Nola fu un grande intagliatore, ma è stato il marmo a consacrarlo tra i maggiori scultori napoletani del ‘500.

 

SANTA MARIA DEL PARTO

Via Mergellina, 80122 Napoli NA

feriali 7,30 e 18,30

festivi 9,00 – 12,30 e 18,30

 

Per approfondire

Renato Scalfaro, Presepe di Giovanni da Nola della Chiesa di S.Maria del Parto a Mergellina, Abbiabbè Edizioni, 2005

De Caro-M.Marrelli-W.Santagata, Patrimoni intangibili dell’umanità, il distretto culturale del Presepe a Napoli, Guida Editore, 2006

 

Beviamoci su….

 

Il vino da degustare…davanti a un bel presepe casalingo!