A Pompei i nuovi scavi hanno portato alla luce un pavimento dalla decorazione molto rara che raffigura l’eroe mitico Orione, da cui prende il nome l’omonima costellazione.

di Eliana Ciampi

per le foto si ringraziano: Soprintendenza di Pompei, Napoli Fanpage.it e Astronomia.com

Grazie ai fondi per il Grande Progetto Pompei, nato nel 2012, negli ultimi anni il sito archeologico di Pompei è stato un cantiere continuo. Agli interventi di restauro e conservazione si sono aggiunti quelli di scavo di una nuova area, sotto la direzione di Massimo Osanna. È a lui che si deve la pubblicazione di “Pompei – Il tempo ritrovato”, testo di approfondimento sulle scoperte più recenti, di cui un intero capitolo è dedicato a un mosaico che ha sorpreso anche gli archeologi più esperti. I temi decorativi che s’incontrano in tappeti musivi e affreschi parietali a Pompei sono alquanto costanti e ben noti agli studiosi, ma quello da cui prende il nome la “Casa d’Orione” non è tra questi.

Il mosaico di Orione da Pompei – foto Soprintendenza di Pompei

In basso un serpente e in alto una figura alata con una corona tra le mani. Al centro, un’altra figura alata  brucia con una torcia i capelli di un uomo dalle ali di farfalla, il cui corpo fuoriesce da uno scorpione. Si tratterebbe di Orione, colto nel momento della sua trasformazione nell’omonima costellazione.

Nelle civiltà antiche, tanto a oriente quanto a occidente, mettere ordine nello spazio infinito del cielo era il solo modo per renderlo umanamente comprensibile, raggruppando quei lontani puntini luminosi che apparivano vicini tra loro, formando delle figure ideali. Nel nostro emisfero la definizione delle costellazioni resta praticamente invariata dall’Almagesto di Tolomeo del 150 d.C. fino al XVII secolo, quando si affinano le tecniche di osservazione del cielo e si ampliano gli orizzonti “terrestri”, per cui le costellazioni passano dalle  50 “tolemaiche” (di cui 12 dello zodiaco) alle attuali 88.

Orione è una costellazione fondamentale per i greci, popolo di naviganti… Forse, se non ci fosse stata Orione, non avrebbero mai toccato le nostre sponde, e Napoli non sarebbe mai stata Neapolis! Quella costellazione guidava i marinai e segnava la fine della stagione adatta alla navigazione. Così i greci immaginavano l’eroe Orione come un gigante che camminava sulle acque e sguainava la spada infuocata, tanto in alto da toccare il cielo. Altro aiutino celeste per i marinai greci proveniva dai figli di Zeus, Castore e Polluce, corrispondenti alla costellazione dei Gemelli, anch’essa preziosa per la navigazione. Ovidio, inoltre, nelle “Metamorfosi” ci racconta di come Giove abbia salvato, innalzandola al cielo in forma astrale, la sua amata ninfa Callisto, trasformata in orsa dalla gelosa Giunone, e pertanto perseguitata da uomini e cani. Nasce così l’Orsa Maggiore.

L’origine dei nomi delle costellazioni va, quindi, ricercato nei miti e nella letteratura antichi e, riflettendo sulla storia di Orione, probabilmente Greta Thunberg e il Movimento Me Too non esiterebbero a cambiare il nome della costellazione! Il catasterismo, ossia il processo di trasformazione in costellazioni e astri secondo i miti greci e romani, consegnava personaggi storici e mitologici all’eternità. Ma Orione, figlio di Poseidone – non a caso dio del mare – e della figlia di Minosse, Euriale, a uno sguardo moderno non sembrerebbe meritare tali onori. Muore punto dallo scorpione che ritroviamo nel nostro mosaico, perché, tracotante cacciatore, osa sfidare gli dei e la natura, minacciando di uccidere tutti gli animali. Per questa ragione viene punito, secondo alcune versioni del mito dalla stessa dea Terra, Gaia, e secondo altre da Artemide, dea cacciatrice.

Secondo mosaico dalla Casa di Orione di Pompei: particolare delle fiere al guinzaglio – foto fa Napoli Fanpage.it

In un altro mosaico nella stessa casa pompeiana, infatti, ritroviamo il corpo parzialmente visibile di un uomo che tiene al guinzaglio diverse fiere e una chimera. Potrebbe trattarsi dello stesso eroe cacciatore, la cui storia si svolgerebbe sui pavimenti di diverse stanze della casa, formando un ciclo musivo, di cui resta interamente conservato il mosaico sull’esito finale di questa vicenda, che vede protagonista un eroe tutt’altro che senza macchia… Infatti, come altri personaggi della mitologia, anche lui tenta di far violenza a una donna, Merope, figlia del re di Chio, secondo una delle innumerevoli versioni del mito riportate nel testo del prof. Osanna. Insomma, l’eternità astrale l’ha meritata non per il suo buon cuore, ma per un’immensa forza, sprigionata mediante la spada. La stessa che osserviamo nel mosaico pompeiano quale attributo dell’enigmatico personaggio, rivelatosi particolarmente utile alla sua identificazione. Ritornando, dunque, alla scena rappresentata nel mosaico, essa andrebbe interpretata alla luce del racconto del catasterismo di Orione.

La costellazione di Orione: si distinguono perfettamente la cintura e la spada – foto di Astronomia.com

Lo scorpione (anch’esso divenuto poi costellazione) ha inflitto la sua puntura letale all’eroe Orione, il cui mantello cela la trasformazione del corpo in anima, rappresentata dal pallore della pelle e dalle ali di farfalla. La scena e la gestualità dei protagonisti hanno uno sviluppo verticale, a indicare l’ascensione verso il cielo di Orione. Egli, come una crisalide, si libera delle spoglie umane e vola verso il cielo, dove Aion, signore della luce e personificazione del concetto di tempo infinito e immobile – contrariamente a Chronos, tempo relativo – con una torcia dà fuoco ai suoi capelli. Intanto un demone alato scende in volo per posare la corona sulla testa infuocata di Orione e sugellare l’evento cosmico.

Il mosaico è un emblema (pannello figurato) risalente al II sec. a.C.,  posizionato al centro di un pavimento più antico, opportunamente tagliato per impreziosire la domus (casa) in fase di ristrutturazione.  Misura 1,78m x 92cm e si trova in una stanza importante del nucleo originario dell’abitazione (ala). Le tessere che lo compongono sono sia in pietra che in terracotta e coprono una vasta gamma di colori. Per avere una prospettiva d’insieme del contesto del ritrovamento, suggerisco la visita virtuale dell’area dei recenti scavi, la Regio V: https://www.youtube.com/watch?reload=9&v=8vlqgICPGXA

Per approfondire:

Massimo Osanna, Pompei Il Tempo Ritrovato, 2019, Rizzoli

 

Beviamoci su….

Il vino da degustare….sul mosaico di Orione a Pompei