di Stefania Zona – foto da Cantine Astroni (foto di copertina) e da Slowfood.it

 

C’era una volta in Campania il Piedirosso… potremmo intitolare così questo breve racconto dedicato a uno dei vitigni simbolo della nostra regione. Infatti se ne ha già traccia nel I secolo a.C. nei racconti Naturalis Historia di Plinio il Vecchio dove veniva chiamata “uva Colombina”.

L’origine del suo nome, sia allora che oggi,  è legata al colombo, il piccione: infatti, che sia Colombina per i latini, Piedirosso in italiano o in napoletano Per’ ‘e palumm’, la particolare locuzione dipende dal fatto che durante la maturazione il raspo del grappolo assume un colore rossastro, ricordando appunto il piede del colombo.

Le caratteristiche del vitigno

Il Piedirosso è un vitigno a bacca scura, con grappolo spargolo, di forma piramidale e con acini medio-grandi. La sua vendemmia avviene tra fine settembre e inizio ottobre.

Grappolo maturo di uva di Piedirosso con i tipici raspi rossi – foto Slowfood.it/slowine

Nei Campi Flegrei è stato uno dei vitigni risparmiati dallo sterminio della fillossera a metà dell’Ottocento, quando l’intera superficie vitata fu messa a rischio estinzione da un parassita proveniente dalle Americhe che attaccava direttamente le radici delle viti. Il suolo di sabbie vulcaniche dei Campi Flegrei ha fatto sì che la fillossera non riuscisse a riprodursi in queste condizioni, consentendo di far arrivare questi vigneti fino ad oggi a piede franco, ossia senza necessità di essere innestati. Come vitigno, il Piedirosso è  tra i più difficili da gestire nel ciclo vegetativo, ha bisogno di cure costanti e un’esperta gestione, poiché è verace e vigoroso, e le sue radici sembrano non stancarsi mai di andare in profondità nel terreno alla ricerca di elementi nutritivi.

E poi il vino…

Parlando del vino che si ottiene da quest’uva, dobbiamo aspettarci un vino rosso secco, di medio corpo, con tannini delicati, con sentori e aromi di piccoli frutti rossi, come ciliegie, mirtilli e amarene.  Il Piedirosso è un vino semplice, ma non banale, fresco, vivace e di ottima compagnia. Si abbina molto bene ad una cucina campana, ad esempio alla parmigiana e a piatti a base di pomodoro e verdure in genere, ma può accompagnare anche primi o secondi di pesce, come polipetti alla Luciana, zuppe di pesce o guazzetti.

Rispetto all’altro grande rosso campano, l’Aglianico, il  vino ottenuto dall’uva Piedirosso ha una minore concentrazione di polifenoli, i tannini sono meno aggressivi, il corpo è meno strutturato, risultando più morbido ed equilibrato, con note olfattive anche più delicate di frutti rossi rispetto ai frutti scuri e le note speziate di pepe dell’Aglianico.

Le sue zone di produzione in Campania

Il Piedirosso è un vitigno autoctono campano che attualmente viene coltivato principalmente in questa regione sia nella zona dei Campi Flegrei, che sulle isole di Ischia, Capri e Procida, ma anche nella zona del Sannio e del Vesuviano, dove è incluso nei vitigni ammessi per il Lacryma Christi.

Nel Sannio viene prodotto nelle sottozone Taburno, Sant’Agata dei Goti, Solopaca e Guardiolo, mentre nei Campi Flegrei viene prodotto tra il Lago d’Averno e il cratere Astroni, sulle Coste di Cuma nei comuni di Agnano, Bacoli, Pozzuoli e Quarto, arrivando a ridosso di Napoli sulla Collina dei Camaldoli.

Al di fuori della Campania troviamo questo vitigno anche nelle regioni limitrofe Lazio e Puglia, dove ne è consentita la produzione.

Quali cantine lo producono

Se vi siete incuriositi, di seguito vi propongo qualche cantina da provare. Oltre a quelle di cui abbiamo degustato il Piedirosso durante l’evento  Napoli nella pittura, ovvero Agnanum e Martusciello dei Campi Flegrei, potete provare Cantine Astroni, Contrada Salandra e la Sibilla; Mazzella e Cenatiempo per Ischia; Sorrentino e Casa Setaro per il Vesuviano; Cautiero e Mustilli nel Beneventano.

Non vi resta che farvi un sorso di storia…Prosit!

 

Per approfondire:

http://catalogoviti.politicheagricole.it/scheda.php?codice=189