liberty

…Nostalgia di un vento

Per la prima volta una mostra indaga cosa sia stata la Belle Epoque a Napoli


di Francesca Guadagno

foto Francesca Guadagno e Simona Mandato

Pochi metri dopo aver imboccato via Toledo, una delle strade più famose di Napoli dove si consumano lo shopping e lo struscio partenopeo, l’elegante ingresso barocco del palazzo Zevallos Stigliano ci osserva maestoso. Il richiamo ad attraversarlo è inevitabile ed appena lo varchiamo il fiato immediatamente viene a mancare: le note di ‘A Vucchella – Dammillo e pigliatillo /Nu vaso piccerillo (“vaso” in napoletano è il bacio, “vucchella” è la boccuccia) ci accolgono in un ex cortile a cielo aperto. Intanto solleviamo lo sguardo verso l’inaspettato soffitto multicolore di vetro e ferro, ed ecco che il bagaglio di pura emozione è pronto, possiamo salire a bordo del viaggio che ci porta nella Napoli Liberty. N’aria ‘e primmavera, la mostra inaugurata il 25 settembre ed in corso fino al 24 gennaio 2021.

Persone, Felice Casorati, 1910

Persone, Felice Casorati, 1910

Il sottotitolo fa riferimento ai versi tratti dalla poesia Marzo scritta da Salvatore Di Giacomo nel 1898, e la scelta degli organizzatori è proprio quella di raccontare la rinascita che si ebbe nel periodo a cavallo tra l’800 e 900.

Sul finire del XIX secolo Napoli dolorosamente usciva dalle epidemie di colera che avevano trovato suolo fertile nel malsano “ventre” di edilizia fatiscente e condizioni igieniche troppo precarie di alcuni quartieri della città. Colpito dalla situazione, il re Umberto I varò, dopo la sua visita in città, delle leggi nazionali che si occupassero del Risanamento di Napoli, lanciando così interi distretti in radicali trasformazioni urbanistiche. La nuova architettura ha un ruolo fondamentale nell’importare quello stile che come un vento primaverile soffiava in tutto il mondo.

Il cosiddetto Liberty – nome mutuato da grandi magazzini londinesi – anche chiamato Art Noveau o Stile Floreale, è lo stile che per la prima volta nella storia dell’arte abbraccia prepotentemente tutti i settori, dall’architettura alla pittura, dall’abbigliamento alle suppellettili, dalle ceramiche ai gioielli e l’arredo, e contemporaneamente tutti i paesi. Ha i caratteri dell’universalità e internazionalità e si rivolge – altra grande novità – ad un pubblico del tutto nuovo: l’impulso dell’industrializzazione di fine 800 aveva infatti creato una nuova borghesia imprenditoriale che voleva circondarsi della nuova arte. Fondamentali per l’incontro tra domanda e offerta sono le Esposizioni internazionali, imperdibile trampolino di lancio per gli artisti.

Apre la bella mostra un’intera sala dedicata all’incursione di un pittore del nord, Felice Casorati nato a Novara. Dal 1907 al 1911, poco più che ventenne, soggiorna nella nostra città a seguito del trasferimento del padre impegnato nella carriera militare. Casorati è un pesce fuor d’acqua, prova fastidio per la chiassosa, felice e troppo luminosa città partenopea che mal si accorda col suo animo più cupo e malinconico. Le uniche parole entusiaste per Napoli sono indirizzate al museo di Capodimonte, luogo nel quale amava immergersi tra i capolavori delle collezioni, in particolare Brueghel. La sua produzione napoletana, nonostante questa insofferenza, fu estremamente prolifica lasciando un forte segno nel panorama locale.

Ragazza con la nocca, Raffaele Uccella, 1914, e sullo sfondo Numero I, Edgardo Curcio, 1915

Ragazza con la nocca, Raffaele Uccella, 1914, e sullo sfondo Numero I, Edgardo Curcio, 1915

Tra le opere in mostra l’olio del 1910, Persone (Enrico Galleria d’Arte, Milano): tre giovinette, un ragazzo e una coppia di anziani sembrano illusivamente collegati da un pranzo in giardino, in realtà dialogano piuttosto con gli oggetti simbolici collocati sul tavolo, e simbolica può essere anche la scelta di diverse età. Il colore è denso e pastoso sulla grande tela, ed anche se Casorati vuole negarsi alla luminosità di Napoli, in queste Persone la luce fa

inevitabilmente capolino creando ammiccanti giochi di riverbero sulla tovaglia. La vecchia che per prima attira lo sguardo dell’osservatore (la stessa che fa da modella in altri dipinti di vecchie che sceglie di approfondire in questi anni) difficilmente vi lascerà andare, cercando di scrutarvi fin dentro l’anima.

La parabola della pittura dei primi decenni del XX secolo continua con artisti locali che vogliono sovvertire i dettami delle Accademie, in vario modo declinando movimenti artistici importati. Nella sala dedicata alla cosiddetta Secessione dei Ventitré troviamo tra gli altri Francesco Galante, Eugenio Viti, Edoardo Pansini ed Edgardo Curcio, col suo Numero I (Museo civico Castel Nuovo, Napoli) in cui esplode tutto il suo forte istinto per il colore.

E tra gli artisti anche una donna, Ada Pratella: in un’inquadratura quasi fotografica raffigura un assorto padre, il più famoso pittore Attilio, intento egli stesso a dipingere mentre fuma una sigaretta!

Ma chi è? Rivista illustrata, Napoli 1909

Ma chi è? Rivista illustrata, Napoli 1909

Le nuove istanze invadono anche la scultura, qui in mostra presente con marmi e bronzi di piccole dimensioni, tra cui il Busto di Paolo Ricci di un tardo Vincenzo Gemito.

Intanto ‘A vucchella, Statte vicino a mme, Maria Marì ed altra musica che abbraccia tutto il periodo continua a passare di sottofondo. Siamo nell’epoca dei Café-chantant che tanto successo hanno in Europa e di cui subito si prende esempio a Napoli: il Salone Margherita diventa luogo di ritrovo per le serate mondane della borghesia. Luoghi di aggregazione di questo periodo sono anche i salotti letterari o i caffè come il Gambrinus, qui sorseggiando birra o caffè la vita intellettuale freme come non mai, si discute di politica così come di musica o arte. Questi sono gli stessi luoghi che il periodo fascista porterà a chiudere per evitare incontri tra sovversivi.

Vaso blu con fiori, Fabbrica Cacciapuoti, Napoli 1822

Vaso blu con fiori, Fabbrica Cacciapuoti, Napoli 1822

I compositori, tra gli altri Russo, Bovio ed anche Gabriele D’Annunzio (sono sue le parole di ‘A Vucchella, scritta dopo essere stato sfidato a comporre in napoletano) creano la colonna sonora di una Belle époque che si spegnerà, come tutto il momento artistico, con i tuoni del primo conflitto mondiale. La nostalgia diventa puro piacere nell’ascoltare questa playlist che ci lascia scoprire qualche chicca meno popolare.

Proseguiamo nella nostra visita e i dipinti cedono il passo ad altri oggetti. Data fondamentale per la svolta nelle arti applicate è il 1882 quando a Napoli fu aperta la prestigiosa Scuole Officine, pioniera nel suo genere in Italia. Per la prima volta si offrivano agli studenti corsi su tutte le arti applicate, nessuna esclusa (dalla ceramica all’ebanisteria, dalla grafica all’oreficeria), ed anche un costante confronto tra antico e moderno attraverso acquisizioni e donazioni di opere che avrebbero dovuto stimolare la riflessione e la creatività dei giovani allievi; il risultato fu portare ad altissimi livelli l’artigianato in tutte le sue forme. Spesso gli artisti fondevano diversi materiali, come possiamo vedere nella Fontana degli aironi, frutto di collaborazione tra Filippo Palizzi e Giuseppe Cecchinelli (Museo Artistico Industriale, Napoli), elegante connubio di maiolica e bronzo.

 

Insieme a qualche arredo in esposizione, il visitatore viene quasi fatto accomodare nel salotto ideale di un’abitazione borghese, di una  famiglia che avrebbe fatto acquisti presso i neonati Magazzini Mele, che avrebbe scelto di leggere Il Mattino o la rivista illustrata Ma chi è. Una piccola sezione accoglie queste novità grafiche -manifesti pubblicitari e riviste.

In un fluido passaggio da un’arte all’altra, la mostra si conclude con l’oreficeria prodotta da straordinari artisti gioiellieri – e qui le signore in visita avranno difficoltà a distogliere gli sguardi dalle meraviglie sotto vetro, argento, oro, diamanti, smeraldi, spille, anelli, collane, saliere, impugnature di bastoni, che richiedono una prolungata osservazione anche per la minuzia di dettagli! L’orgoglio napoletano  infine esplode con i capolavori in corallo della manifattura Ascione.

Seduzioni, Vincenzo Migliaro, 1906

Seduzioni, Vincenzo Migliaro, 1906

Lascerete a malincuore questa mostra – ed anzi avrete voglia di tornare a vederla – per la capacità di ammaliare e guidarci in uno spartiacque tra vecchio e nuovo, in un momento di gioia e consapevolezza che sarà brutalmente spezzato dalle guerre mondiali.

E questa seduzione si conclude incrociando lo sguardo languido della fanciulla, non più borghese ma popolana, che al di là di una vetrina guarda ori che mai potrà avere. In un tripudio di viola, rosso e arancione incrociamo il suo sguardo nel dipinto di commiato della mostra, Seduzione di Vincenzo Migliaro, pittore che di Napoli e dei suoi napoletani fece un’ispirazione profonda ed inesauribile.

Lo splendido palazzo Zevallos Stigliano, sede della mostra, ha sfidato il tempo ed i proprietari in una trasformazione mirabile degli spazi, quelli che per secoli sono stati appartamenti, ed in tempi più recenti uffici della Banca Commerciale, sono attualmente adibiti a mostre. E’ del 2011 la nascita del “Progetto Cultura” con cui il gruppo Intesa Sanpaolo ha dato vita alle istituzioni delle Gallerie d’Italia; l’obiettivo è di condividere con i visitatori le 30.000 opere ereditate dagli oltre 250 istituti bancari confluiti nel gruppo nonché promuovere mostre, oltre che nella nostra città anche a Milano e Vicenza. Insieme ai capolavori stabilmente in esposizione  a Napoli (timidamente ricordiamo il Martirio di Sant’Orsola di Caravaggio), ogni anno Gallerie d’Italia si ritaglia un posto speciale nel panorama delle mostre cittadine, emergendo come una realtà sempre più importante soprattutto per la capacità di proporre mostre dedicate a periodi o artisti poco esplorati.

 

Napoli Liberty. “N’aria ‘e primmavera”

A cura di Luisa Martorelli e Fernando Mazzocca

Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano – Via Toledo 185 Napoli

Dal 25 settembre 2020 al 24 gennaio 2021

Per approfondire:

  • Palazzo Zevallos Stigliano, Cesare De Seta, Napoli Guide Banca Intesa
  • Napoli Liberty. N’aria ‘e primmavera. Catalogo della mostra a cura di Luisa Martorelli e Fernando Mazzocca, Skira editore, 2020
  • Il Floreale a Napoli, Renato De Fusco, Ediz. Scientifiche Italiane, 1989

 

Beviamoci su….

 

Il vino da degustare… alla mostra Napoli Liberty