L’arte contemporanea scende in piazza

Testo e foto di Eliana Ciampi

É domenica 8 novembre, ma il sole fa pensare agli inizi di maggio e i napoletani, timorosi di entrare nuovamente in un lockdown totale si riversano nelle strade del centro e sul lungomare. Molti però, come me, hanno un obiettivo preciso: vedere la nuova opera di Jago, “abbandonata” in Piazza del Plebiscito. Si tratta di un grande bambino di marmo in posizione fetale, incatenato ai sanpietrini della piazza. L’artista ha intitolato l’opera Look down, invitando gli spettatori a guardare verso il basso, verso tutti coloro che sono stati lasciati incatenati alla propria condizione nel contesto dell’emergenza sanitaria e sociale della pandemia.

Nato a Frosinone nel 1987, Jago (Jacopo Cardillo) lo scorso anno ha portato a Napoli il suo Figlio Velato, ispirato al Cristo Velato dello scultore napoletano Sanmartino. Ma pare che la sirena Partenope sia riuscita ad ammaliare il giovane artista di fama internazionale tanto da allestire un nuovo studio nella chiesa di Sant’Aspreno alla Sanità. Intanto nella piazza più famosa della città giace la sua ultima scultura.

Jago, La firma dell'autore

Jago, la firma dell’autore sulla scultura Look Down

Negli ultimi anni i napoletani si sono “abituati” a condividere gli spazi urbani della propria quotidianità con l’arte contemporanea, grazie alle cosiddette stazioni dell’arte della metropolitana e a murales e stickers che hanno ridato vita a pareti fatiscenti della nostra città. Però stavolta è diverso. Il bambino accoccolato in piazza parla del hic et nunc. Così mi sono chiesta quali sensazioni suscita l’opera nei napoletani  e quali sono le interpretazioni che ne danno, per cui, taccuino alla mano, ho improvvisato delle interviste.

Ho ricevuto risposte diverse tra loro e talvolta anche contrastanti. Il termine più utilizzato è stato indubbiamente TRISTEZZA. Molti, invece, non sono lì per caso, ma hanno fatto i compiti a casa prima di uscire, per cui conoscono la spiegazione che l’artista ha dato alla stampa del suo lavoro e la sfoggiano come a un esame universitario. Perfettamente in linea con le contraddizioni di questi mesi, ho trovato ironico il fatto che un passante, accalcato a guardare il bambino, si lamentasse dell’assembramento dovuto alla statua. Ma poco prima di lui, un altro uomo aveva sottolineato come un’opera che parla della distanza sociale abbia creato socialità… in quel  momento di godimento collettivo e spontaneo dell’arte. Per un altro avventore il bambino rappresenta  energia e vitalità, per un altro, invece, socialità e gioco, inteso come l’opposto della chiusura dentro di sé che caratterizza questi mesi…chissà se l’artista ha pensato anche a questo! Oppure a un’altra interpretazione ancora: il bambino interiore assopito, che va risvegliato e liberato dalla catena, metafora della materialità. Ha detto una signora dallo sguardo colmo di speranza. Per una famiglia quella scultura resterà scolpita per sempre nella sua memoria, in quanto parte di un momento che non dimenticherà mai.

Jago, Look Down a Piazza Plebiscito, Napoli 2020

Jago, Look Down a Piazza Plebiscito, Napoli novembre 2020

L’arte può generare sempre un caleidoscopio di sensazioni e interpretazioni negli occhi degli osservatori, ma credo che quando l’arte parla di ciò che si vive in quel preciso istante, le sensazioni possono essere più forti e le interpretazioni ancora più libere e personali. Anche io ho osservato quel bambino rannicchiato e  incatenato e mi sono chiesta se davvero ci sia qualcuno adesso in grado di guardare verso il basso  – look down-  perché ho la sensazione che quel bambino sia visibile solo a chi è disteso e incatenato in piazza con lui e in lui si rispecchia.

Ora piove e la pelle marmorea del bambino si bagna, si sporca. Il vento spingerà qualche cartone bagnato contro i suoi piedini, poi la pioggia andrà via e qualche altro passante posterà l’opera su Facebook. La notte calerà e il bambino resterà di nuovo solo e la pioggia lo bagnerà ancora.

LOOK DOWN

Piazza del Plebiscito, Napoli

Per approfondire

https://jago.art/it

 

Beviamoci su…

Il vino da degustare….davanti all’opera Look Down di Jago