Al museo della Certosa di San Martino a Napoli si fa spazio l’arte contemporanea… Un solo pezzo, una video installazione, il titolo è Sibyl, autore William Kentridge. Emozionante!

Testo e foto di Simona Mandato

Foglie – dalla videoinstallazione Sibyl di W. Kentridge

Le foglie…. Le Sibille leggevano ciò che le foglie, sollevate e poi ributtate giù dal vento, scrivevano sul pavimento. Ispirate da Apollo, in quel disordine interpretavano il destino del povero disperato che le interrogava. Chiunque volesse sapere cosa avesse in serbo il fato per lui, non aveva che da chiedere a loro. E incerta sarebbe stata la risposta… tanto quanto certo era l’improvviso mutare del vento che quelle foglie scompigliava e ricomponeva in maniera sempre diversa. E così, al pari delle foglie, le parole delle Sibille restituivano non una verità assoluta, ma vaghe precognizioni.

L’antica Spezieria della Certosa di San Martino e la videoinstallazione Sibyl

Il film di animazione di Kentridge presentato a Napoli è nato in realtà per una mostra più ampia dell’autore presso la galleria Lia Rumma a Milano, e in abbinamento ad un’opera teatrale commissionata allo stesso Kentridge dal Teatro dell’Opera di Roma, ispirata a sua volta all’unica opera di scena dello scultore statunitense Alexander Calder. Il video di animazione di Kentridge è approdato alla Certosa di San Martino per essere esposto in parallelo a qualcos’altro per “dialogare”, ossia per stare accanto e favorire nei visitatori un confronto, affinché ciascuno possa scorgervi assonanze, laddove esistenti. L’interlocutore di tale dialogo sono le Sibille cinquecentesche in terracotta di recente restaurate, provenienti dalla Cona dei Lani, un’antica cappella in Sant’Eligio Maggiore a Napoli, di cui vi parleremo in un nostro prossimo articolo. Nei due ambienti della Spezieria, l’antica farmacia dei padri certosini trasformata in accogliente luogo espositivo, si fronteggiano così due epoche differenti, due “materie” diverse, accomunate dallo stesso soggetto.

I napoletani hanno cominciato a conoscere questo artista sudafricano attraverso quell’enorme Cavaliere di Toledo in acciaio corten che si erge nei pressi della stazione della metropolitana Toledo, e attraverso il grande mosaico Naples procession che è al suo interno, quel susseguirsi di strani personaggi in bianco e nero. Finora però in pochi avevano capito la portata di queste sue opere, forse neanche io stessa. Questa mostra contribuisce certamente a farci capire di più delle sue intenzioni e della sua poetica.

Alzi la mano chi non ha mai desiderato in vita sua ricevere o saper leggere un segno, un’indicazione del destino, per conoscere con anticipo gli esiti di accadimenti, piacevoli o spiacevoli che fossero. E ancora: alzi la mano chi non lo desidererebbe oggi, in questo mondo che, più che mai rispetto a qualsiasi passato, è preda nella sua globalizzata versione contemporanea di stravolgimenti continui. Ciò che aggiunge incertezza alla naturale incertezza delle cose è che spesso tali sconvolgimenti dipendono da un dittatore che invade territori lontani provocando migrazioni di massa, da una centrale nucleare che esplode dall’altro lato del mondo, o da un pipistrello sfuggito al controllo in un remoto laboratorio….

Una delle pagine riscritte nella videoanimazione Sibyl

L’instabilità pare essere diventata la cifra del nostro vivere ogni giorno, di continuo ci aspettiamo che all’improvviso qualcosa venga a spettinare le nostre vite. Cerchiamo, piccole formiche in un territorio grande quanto un continente, di parare urti, prevenire possibili catastrofi, predisporre piani B.

Ci vorrebbe una Sibilla, ma una brava… ma brava brava!

La Sibilla Delfica, Michelangelo, Cappella Sistina – foto Pubblico dominio

Ed è proprio questo senso d’incertezza, sempre molto presente nelle opere di William Kentridge, ad ispirare la videoinstallazione Sibyl. Incertezza che l’artista sudafricano lega indissolubilmente agli avvenimenti politici e alla storia che ci ha portati fin qui. Per lui il mondo è “uno strano miscuglio di assurdità e variabilità”. Lui, che ha studiato Scienze Politiche e Studi Africani presso l’Università di Witwatersrand, e successivamente Arte presso l’Art Foundation di Johannesburg, legge ogni cosa in chiave politica, non di meno l’arte stessa. Soprattutto perché il fondo dei suoi occhi è intriso dell’Apartheid conosciuta in prima persona, sebbene dal lato privilegiato di sudafricano bianco, osservata attraverso l’impegno dei suoi genitori avvocati che difendevano i neri da accuse a sfondo politico – tra loro Nelson Mandela – e sostenevano i princìpi dei Diritti Umani. Le foto cruente di ferite mortali inferte ad africani neri che William scoprì per caso da bambino fra gli atti di difesa di suo padre, si impressero per sempre nella sua memoria e nella sua fantasia.

Una mano apre un vecchio libro, e subito vi compare la scritta Waiting for the Sibyl – titolo della mostra di Milano. Presto cominciano a comparire e sparire altre scritte e disegni a carboncino di alberi, foglie, e danzatrici. Donne africane dai lunghi abiti danzano grazie alla tecnica tutta personale di Kentridge di disegnare, poi cancellare e ridisegnare, mostrando lo sviluppo del disegno nel suo divenire che gli conferisce movimento. Splendide quelle danze.

Il riferimento alle Sibille di Michelangelo nel video animato di Kentridge

E i loro volti africani che in un attimo sono accostati ad una foglia, poi ad un volto noto, quello della Sibilla Cumana di Michelangelo, poi la Delfica, un richiamo ad immagini arcinote dalla Cappella Sistina. Secoli dopo la Sibilla Eritrea, ecco che Kentridge ha creato la Sibilla Africana. Ma poi una striscia compare sui loro occhi, sulle loro bocche… Neanche più le Sibille sono in grado di darci in un vaticino l’interpretazione del fato, una risposta alle domande “dove stiamo andando?”, “cosa sarà di noi?”.

Sulle antiche pagine di un libro – forse i Libri sibillini, in cui le sacerdotesse di Apollo raccolsero le loro profezie? – si vedono comparire e scomparire i disegni e le frasi, oracoli della contemporaneità. “Old Gods have retired – Gli antichi dei si sono ritirati” – è l’esordio.

“BEWARE….of the streets after dark….of insects with moustaches… of secret agents…..of mobs” – “FAI ATTENZIONE… alle strade nell’oscurità… agli insetti con i baffi… agli agenti segreti… ai mafiosi”.

Danzatrici africane – Sibyl

Una musica ancestrale accompagna questo susseguirsi di immagini e scritte, queste afro-Sibille danzanti. Le composizioni vocali del musicista e coreografo Nhlanhla Mhalangu risuonano fortemente africane, eppure contemporanee. Della formazione e della vita artistica di William Kentridge fanno parte anche il teatro e la musica, che lui mescola in maniera personalissima nei suoi film, come anche la letteratura, le scienze e le arti figurative. I suoi disegni che talvolta diventano film di animazione, contengono sempre una riflessione sull’azione dell’uomo e le sue conseguenze. Guerre, ferite letali, prevaricazioni, sfruttamento sono spesso i suoi soggetti, in una denuncia che ha l’intento di smuovere gli animi. Come in Pain & simpathy, o in Johannesburg, una delle sue prime opere (1989), una narrazione onirica della storia industriale e sociale della città in cui l’artista è nato e vive ancora oggi.

Danzatrici africane nel video di Kentridge

“Penso che le arti abbiano un ruolo nella costituzione dell’individuo. Le cose che vedi, leggi o senti rivelano un aspetto di te e cambiano il modo in cui reagisci nella società. Non succederà che la gente vada a vedere una commedia e ne esca mettendosi a protestare per strada. Non è questo il modo in cui l’arte funziona. Nel canto e nella musica però, ci sono elementi che alimentano per raccogliere forza e coraggio.”

La Sibilla Libica di Michelangelo nella versione disegnata da W. Kentridge

Nel film Sibyl presentato a Napoli alla certosa di San Martino Kentridge rinuncia ai contenuti più crudi, in realtà, come in gran parte della sua opera. Qui la riflessione si concentra perlopiù sul senso di smarrimento che imprigiona la donna e l’uomo contemporanei:

You will be robbed of speech… You will be dreamt by a jackal…“ – “Ti sarà tolta la parola… Uno sciacallo sognerà di te…”.

Ma poi, inatteso, spunta un barlume di speranza:

You will (for 20 minutes) have great happiness… IT IS NOT ENOUGH… (BUT IT IS NOT NOTHING)” – “Avrai – per 20 minuti – una grande felicità… NON E‘ ABBASTANZA…(MA NON E‘ POCO)“

E il solito bianco e nero assoluto dei suoi film si colora di blu e degli altri colori primari nelle forme geometriche che di tanto in tanto vi appaiono. Quel bianco e nero è dovuto alla scelta del carboncino, strumento ideale per sviluppare la sua tecnica del disegna-cancella-ridisegna. Ma è anche un riferimento al bianco e nero del cinema dei primordi, come Il viaggio nella luna di Georges Méliès, cui Kentridge fa esplicito riferimento nel suo film Journey to the Moon.

L’amore ti paralizzerà le giunture – W. Kentridge, Sibyl

La poesia, ciò che del film di animazione Sibyl mi ha fatto commuovere, sta forse nella giusta combinazione tra realismo:

Death grows its tree inside you….Inside you is lodged the stone of death… WASTE NO TIME“ – “La morte cresce il suo albero dentro di te… In te risiede la pietra della morte… NON SPRECARE TEMPO”

e un indispensabile ottimismo, la gioia che è nelle frasi scritte nel libro degli oracoli di Kentridge, ma anche nelle danze, nei bellissimi volti delle Sibille africane, nei colori:

La Sibilla Libica, Michelangelo, Cappella Sistina – foto di Pubblico dominio

Where shall we put our hope?… Day will break more than once… All so different from what you expected… But joy will overtake fear… No protection but each other’s limbs… Love will paralyze the joints“ – “Dove riporremo la nostra speranza?… Il giorno sboccerà più che una sola volta… Sempre diverso da come te lo aspettavi… Ma la gioia prevarrà sulla paura… Non ci sarà protezione se non le membra l’uno dell’altro… L’amore paralizzerà le giunture”.

Varrà dunque la pena aspettare. “Wait again for better people… Wait again for better Gods“ – “Attendi persone migliori – Attendi Dèi migliori”.

 

Informazioni sulla mostra:

Sibyl

Fino al 13 febbraio 2022

Certosa di San Martino – Napoli

 

Per approfondire:

https://www.kentridge.studio/

https://www.liarumma.it/artisti/william-kentridge

https://www.finestresullarte.info/opere-e-artisti/l-universo-onirico-e-storico-di-william-kentridge

 

Beviamoci su….

di Vittorio The Figurehead Guerrazzi

Per l’abbinamento con la mostra Le Sibille Africane di Kentridge mi piace vincere facile, e così mi gioco la nostra Sibilla Cumana: punto quindi sui vini della cantina La Sibilla di Bacoli, a pochi passi dal celebre Antro.
Sì e sì, siamo ancora nei Campi Flegrei, perché oggi è il territorio che maggiormente stimola ed incuriosisce i palati di chi si approccia al vino Campano.
Bianco e nero nel lavoro di Kentridge.
Bianco o Nero?
Scelgo Bianco, e scelgo la Falanghina Cruna deLago, selezione in vigna delle migliori uve di piante di oltre 65 anni, molte anche a piede franco.
E’ un sorso nitido e fluente, totalmente incentrato sulle tipiche note del vitigno di agrumi, frutti tropicali, fiori bianchi come la zagara, suggestioni mediterranee, il tutto sempre innervato da una spinta salina tanto vulcanica quanto marina.
Non predice il futuro, ma nel tempo che finite la bottiglia, sarete in pace con voi stessi.