Fare vino è un’arte. Non meno che dipingere un quadro o realizzare un lavoro di alto artigianato

 

di Vittorio The Figurehead Guerrazzi – foto di copertina da Villa Raiano

Il vino stesso è una forma d’arte: è il modo in cui l’uomo interpreta la natura (sotto forma di grappolo) per creare un’opera unica ed irripetibile che ha inoltre una peculiarità: per essere compresa ed apprezzata, va distrutta.
Finita la bottiglia non ne troverai una uguale, anche all’interno del medesimo cartone.
Ogni bottiglia di vino è ed esiste in funzione di colui che la assaggerà in quel preciso momento: sensibilità diverse, momenti diversi, renderanno assolutamente diversa la medesima bottiglia.

Fa marginalmente eccezione il vino industriale, quello prodotto ed impacchettato in milioni di brick organoletticamente identici, non così dissimili dalle statuine del David di Michelangelo che potremmo trovare su centinaia di bancarelle per le strade di Firenze.
Se da una parte abbiamo la massificazione ed omologazione del gusto, sacrificati sull’altare della correttezza enologica e dell’affidabile riproducibilità del prodotto, dalla parte opposta abbiamo quello che è il concetto più stringente e selezionato nel fare vino di qualità: il tutto è rappresentato da un unico termine francese (ahimé, ancor oggi la lingua ufficiale del vino!) ovvero il Cru.

Ma cos’è un Cru?

Tralasciando l’uso che i francesi ne fanno in specifiche denominazioni di alcuni tra i principali distretti viticoli transalpini, potremmo semplificare dicendo che un Cru indica un determinato vigneto (più o meno grande), di una precisa e delimitata zona geografica, da cui si può ricavare un vino considerato di qualità superiore alla media e per questo particolarmente pregiato.
“Cru” è il participio passato del verbo “croître”, ovvero “crescere”: esso si riferisce pertanto ad un particolare vigneto “cresciuto” in una certa zona, e da cui si ottiene un vino eccellente.
Ciò che rende quella delimitata zona geografica particolarmente vocata alla produzione di un vino di qualità superiore è un amplissimo insieme di fattori, di natura innanzitutto geo-morfologica e pedo-climatologica, ma anche il fattore umano, con le sue tradizioni, culture e sensibilità gioca un ruolo determinante ed imprescindibile.

Il Cru rappresenta la massima espressione della specializzazione nella possibilità di produrre vino… facciamo un esempio semplice.
Un’azienda possiede 3 vigneti piantati con la medesima uva: questi vigneti saranno collocati in zone differenti, magari anche sensibilmente distanti tra loro, su terreni diversi, con esposizioni differenti e collocati a diverse altitudini. Chiaramente pur essendo la stessa uva, i 3 vigneti avranno epoche di maturazione differenti, e caratteristiche delle uve distinte, per tutti i fattori sopra citati.
L’azienda può quindi conferire tutte le uve in un’unica massa, in modo da produrre un singolo vino in quantità significative, oppure raccogliere e soprattutto vinificare ed imbottigliare le singole parcelle di vigneto, in modo da ottenere 3 vini apparentemente simili, ma di fatto anche molto diversi. Nel primo caso la gestione delle masse unificate sarà molto più comoda ed agevole; nel secondo caso, ogni massa dovrà ricevere attenzioni e dedizione particolari, in modo da poter esaltare il varietale del Cru in questione.

Questo tipo di lavoro, certosino, quasi sartoriale, non può non richiamare alla mente quello della famiglia Passaro nella realizzazione di pezzi unici ed irripetibili di parrucche, dedicati e creati specificamente per le differenti opere teatrali.

Le produzioni limitate, di nicchia, le chicche semisconosciute, appartengono di fatto alla categoria dei Cru, non fosse altro che per le limitatissime quantità disponibili, e di fatto hanno genesi in vigneti piccoli o piccolissimi.
Intendiamoci, questo non significa che stiamo automaticamente parlando di vini migliori, così come non è detto che i Blend (vini ottenuti dall’unione di uve di più vigneti) siano meno buoni o interessanti, anzi alcuni dei migliori vini del mondo sono appunto frutto della sinergia di più vitigni, o della stessa uva ma proveniente da zone diverse.

Semplicemente, il Cru sarà un vino dotato di un carattere e di una personalità incisa, definita e per questo anche più facilmente riconoscibile.
Una identità forte e caratteristica, che in ogni caso non potrà mai lasciare indifferente.