Continua la nostra ricerca su dove sta andando la cultura a Napoli e in Campania – II parte

testo e foto di Simona Mandato

Continuiamo la nostra indagine sullo stato dell’arte della cultura in Campania, che avevamo cominciato con un’intervista a Mario Epifani, il nuovo direttore di Palazzo Reale a Napoli. Ci spostiamo a Salerno, seconda città più grande della Campania, secondo porto e cittadina dalle molte potenzialità turistiche. Assessora alla Cultura è Antonia Willburger, figlia d’arte (dell’attività di incisore di suo padre Peter parleremo in un articolo prossimamente), cresciuta in un humus culturale che spazia dalla Mitteleuropa al Mediterraneo, appassionata di arte e di musica, si era fatta conoscere a Vietri sul Mare per la rassegna estiva di musica I concerti di Villa Guariglia, e poi nella sua declinazione On tour che si svolge in diverse location di Salerno.

Antonia Willburger, Assessora alla Cultura di Salerno

Negli ultimi anni Antonia Willburger è stata molto apprezzata nel suo ruolo di responsabile della politica culturale in città.

Assessora Willburger, a novembre scorso il Comune di Salerno ha sottoscritto un protocollo d’intesa con l’Università di Salerno, la Soprintendenza e la Fondazione Scuola Medica Salernitana per candidare l’antica Scuola Medica Salernitana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO. In che direzione sta andando la cultura a Salerno?

Quello del Patrimonio Unesco dev’essere, nelle mie intenzioni, solo un punto di partenza per raggiungere molto altro. Noi qui abbiamo una tradizione alimentare sana e basata sui prodotti locali della nostra terra. Oggi queste cose hanno trovato delle definizioni come Dieta Mediterranea e “km zero”, che sono strettamente legate a quello che ho io in mente. Partendo dalle teorie e pratiche portate avanti per secoli dagli antichi medici di Salerno, vorrei che la città trovasse una sua dimensione identitaria come città del benessere, che nella mia visione non intendo solo in senso fisico. Dai Paesi nordici viene un esempio di vita a contatto e nel rispetto della natura. Riassumendo: bisogna trovare un giusto equilibrio tra tutela dell’ambiente, sviluppo culturale e compatibilità sociale. Se la città riesce a trovare questo equilibrio, potrà davvero essere la “città del benessere”. Che per me significa anche dell’accoglienza e dell’inclusione. Tutto questo io lo vedo molto moderno.

Il centro storico e il molo Manfredi di Salerno visti dal castello di Arechi

Cosa intende per accoglienza e inclusione?

Intendo un’apertura verso l’esterno. Salerno oggi è un po’ chiusa, anche le mostre hanno un respiro corto. Dobbiamo aprirci alle altre realtà per dare alla città un nuovo respiro. Bisogna creare un nuovo tipo di offerta, è il momento di arricchire la città di nuovi spunti. Questa è la mia visione.

Immagino delle contaminazioni nel campo dell’arte, della musica. Sto pensando ad un festival delle culture, partendo proprio da Salerno, da sempre città di porto e di andirivieni di mercanti, spezie e scambi tra culture. Un festival che parli di benessere fisico, di cure terapeutiche, fino ad arrivare all’arte e alle contaminazioni, in un contesto culturale aperto al dialogo, agli altri.

Uno scorcio del Giardino della Minerva

Di recente Lei ha cominciato a promuovere la Scuola Medica Salernitana attraverso delle “Conversazioni” online in collaborazione con l’Università di Salerno…

Come Lei diceva, il Comune ha stilato un protocollo d’intesa con altre istituzioni per lavorare alla candidatura Unesco. Il mio scopo al momento è che si scenda in piazza a parlare della Scuola Medica. Queste “Conversazioni” si sarebbero dovute tenere nelle piazze… Le università studiano e trattano l’argomento già da tempo. A me interessa che ora se ne parli con i cittadini, per questo avrei voluto che le Conversazioni sulla Scuola Medica fossero in presenza. Spero che sarà possibile con Salerno Porte Aperte a fine maggio, anche attraverso la presentazione di libri. Voglio che si parli dell’argomento, che si coinvolgano tante persone, possibilmente i giovani, anche con spettacoli teatrali. E’ un modo per capire fino a che punto la Scuola Medica sia sentita oggi… e dunque, facciamola sentire, e troviamo anche modi diversi per farlo!

Per tanto tempo è stata dimenticata, la conoscevano solo gli intellettuali, a Napoli nessuno sa cosa sia. Conoscerla aiuterebbe a costruire un’identità culturale nei cittadini salernitani, a partire dai ragazzi, dai quartieri periferici della città….

La mia idea è di coinvolgere le scuole. Purtroppo il covid ha bloccato questo come altri progetti. Si può partire dalla toponomastica, ad esempio. Molte strade di Salerno sono intestate a medici della Scuola di Salerno, e si possono coinvolgere gli insegnanti a lavorare su questo tema. Con un piccolo bando partiremo proponendo la realizzazione di un video da parte dei ragazzi sull’argomento. Le faccio un esempio: la storia della medichessa salernitana Trotula de Ruggiero è diventata una favola illustrata (Talea Edizioni), un libro che vorrei si diffondesse nelle scuole. L’Università di Salerno sta realizzando delle schede sulle piante officinali che coinvolge un team di studenti e laureandi: nel mio disegno desidero che siano coinvolte tutte le fasce di età. Un tema così forte può trasformarsi in un volano di attività in tanti campi, e coinvolgere diversi settori della società e dell’economia.

Qual è l’impatto che si aspetta sulla popolazione cittadina, smuovendo tutte queste acque?

Mi aspetto proposte in varie direzioni. Già c’è chi mi ha proposto uno spettacolo teatrale sulla medichessa Trotula; il quartetto Hartmann che fa musica medievale , ha già realizzato un disco sulla sua figura. Un itinerario della Scuola Medica può essere un modo per far conoscere il centro storico di Salerno, lo proponiamo anche nel portale della cultura del Comune di Salerno. Come vede, dai contenuti culturali si può arrivare ad una valorizzazione nei più disparati settori.

Anche noi de Il Buono del Bello ci avevamo provato, poi di nuovo la chiusura….Ma riproporremo il nostro tour! Il Giardino della Minerva è centrale in un discorso legato alla medicina quanto alla farmacopea…

Gli orti botanici del Giardino della Minerva

Certo! Sto sostenendo il riconoscimento di Cultural Route da parte del Consiglio d’Europa per un percorso degli Orti Terapeutici Europei, che includerebbe il Giardino della Minerva, l’isola di Kos, Cordova e Uppsala in Svezia. Se ci riusciamo, a Salerno si potrà parlare di orti terapeutici europei, anche con obiettivi turistici. Il turista culturale è quello a cui io miro. Collegando questi luoghi a temi storici si crea un turismo culturale, perché i tour operator si attiveranno, e sarà l’intera comunità a voler partecipare. In conseguenza del riconoscimento delle Routes si arriverà ad abbellire il centro storico, chiudendolo al traffico e al parcheggio selvaggio. Collegare e fornire input: questo è il mio compito.

La Sua iniziativa più recente è quella della creazione di una Rete dei Musei

Sì, e anche qui il mio compito è stato quello di creare dei collegamenti e coordinarli nella fase di avvio. I rispettivi direttori dei musei di Salerno hanno cominciato a dialogare per sviluppare insieme il progetto. La mia idea è di non calare le cose dall’alto, ma far sì che vengano sviluppate dai diretti protagonisti. Per questo sono convinta che siano innanzitutto i direttori dei musei a dover dialogare tra di loro per capire dove sono le carenze e i punti forza. Ad esempio il Castello di Arechi qui a Salerno è interessante, ma è lontano dal centro. Se si fa un unico biglietto, diventa intrigante per il visitatore che così ha un’offerta unitaria.

Il Museo Archeologico Provinciale di Salerno

Trovo ottimo che, avviato il dialogo, adesso i musei vogliano distaccarsi dal Comune di Salerno, che pure è stato il propositore di questo progetto, per diventare una realtà a sé stante. Credo che poi, partendo da Salerno si possa allargare la cerchia su scala provinciale. Abbiamo incluso il Museo di Pontecagnano in quanto è l’unico museo statale nazionale a noi vicino, oltre ad essere strettamente collegato all’area archeologica di Fratte qui a Salerno. Il grosso delle realtà museali della città appartengono alla Provincia, che però ha le sue difficoltà. Altri musei coinvolti sono piccoli e non hanno un direttore: si potrebbe pensare ad un direttore unico che dirige anche i piccoli musei, in modo da rafforzare l’offerta culturale. Si potrebbero stabilire degli orari di apertura omogenei, creare un sito dedicato… Noi però, non li possiamo sovvenzionare, dovranno trovare da sé i mezzi finanziari. Ma l’idea è quella di creare un sistema di rete museale salernitano, che possa aspirare anche a diventare regionale.

Bisogna partire da un innalzamento degli standard qualitativi…

Infatti, per questo nella nostra Rete è coinvolto anche l’ICOM (Consiglio Internazionale dei Musei) che controllerà che i musei salernitani garantiscano gli standard di qualità previsti.

Trovo che sia un indizio positivo il fatto che l’Icom non sia riuscita, nel suo consesso internazionale, a trovare la nuova definizione da dare al concetto di “museo”. Lo ritengo positivo perché oggi i musei sono tantissime cose, e credo sarebbe giusto riconoscere il ruolo sociale che oramai svolgono. E il fatto che devono dialogare con la comunità per entrare a farne parte, altrimenti un museo resta un’isola nel deserto.

Immagino che anche per Salerno, Lei abbia l’idea di un museo che si apre al territorio….

Nell’idea di recuperare il Museo Città Creativa di Ogliara, l’unico museo civico che abbiamo, la mia visione è quella di farlo diventare il “nostro” luogo di cultura, coinvolgendo anche le associazioni cittadine. E poi agganciare Salerno a realtà internazionali importanti: riaffacciarsi di nuovo a relazioni con altre città con momenti di arte è importante perché altrimenti rimaniamo chiusi nel nostro ambito, ed è un peccato.

Perché l’arte nasce dallo scambio… Chi meglio di Lei, per anagrafe e curriculum può dirlo?

La ex chiesa di Santa Sofia ospita spesso mostre d’arte a Salerno

Se ci chiudiamo, lo scambio non avviene. Negli anni ‘80 a Salerno c’era un bel fermento culturale…vorrei che si tornasse ad avere dei collegamenti con Napoli, Roma, far arrivare mostre importanti, anche di arte contemporanea… La gente lo chiede, e se non proponiamo questo tipo di offerta andremo sempre più verso un chiuso provincialismo. Per questo sto cercando di collaborare con l’università: ci manca un respiro giovane e progettuale, le idee, le innovazioni.

In questi pochi anni Lei ha avviato un bellissimo percorso per Salerno…

I risultati di quello che si mette in campo non si vedono nell’immediato – e in questo io sono poco “politica”! Per me “cultura” non è solo l’evento. Un continuo dialogo con i protagonisti dei settori teatro, letteratura, danza è fondamentale, credo, per capire le loro esigenze. Quando l’estate scorsa alla riapertura dopo il lockdown abbiamo riproposto la rassegna Arena del Mare, ho voluto che tutte le associazioni avessero uno spazio. Preciso però che il mio scopo non è occuparmi degli spettacoli, ma di fornire una visione unica.

Altri progetti in campo?

Abbiamo un Archivio Storico che merita di essere valorizzato. Inoltre, in città manca un museo civico, eppure il Comune ha delle opere bellissime: durante la quarantena facevo le foto delle opere di Pasquale Avallone, di Mario Carotenuto e le postavo. Sapesse che interesse suscitavano! E poi c’è un patrimonio artistico che ci hanno lasciato gli artisti stranieri che hanno vissuto qui, e che tanto hanno dato al nostro territorio, sono cose che si trovano solo qui. I discendenti di quegli artisti sarebbero disposti a donare le opere se ci fosse un museo, e io sarei la prima a farlo con le opere di mio padre Peter Willburger, purché si possano vedere in pubblico. Rendiamo visibili quelle opere!

Ho trovato una donna politica come di rado se ne trovano: una persona dotata di una visione aperta e lungimirante. In questo senso, Antonia Willburger è molto “politica” oserei dire, al contrario di come si definisce lei. Una donna che lavora con quell’intelligenza visionaria (e molto di femminile, lasciatemi aggiungere!) che progetta in favore delle generazioni future, ipermetrope piuttosto che miope (come purtroppo spesso di questi tempi). Noi de Il Buono del Bello facciamo il tifo affinché arrivino a Salerno i riconoscimenti Unesco e Cultural Routes, e affinché i progetti di Antonia Willburger riescano a trovare la giusta realizzazione.