Con EDIT, il Museo Filangieri apre le porte alla ceramiche dello spagnolo Jaime Hayon

 

Testo e foto di Francesca Guadagno

Napoli è sempre stata un città di contrasti, dall’antico al nuovo, dal classico all’innovazione, dal passato al futuro. Gli ultimi anni ci hanno aperto gli occhi sul mondo del contemporaneo non solo grazie a musei come il Madre e le tante gallerie d’arte che collocano Napoli nell’ambìto panorama internazionale del settore, ma gli stessi musei di arte antica e siti archeologici hanno accettato la sfida di aprire le porte al contemporaneo.

L’espositore Ceramic Tower di Jaime Hayon, e il pavimento di maioliche ottocentesche del Museo Filangieri

Hanno affinato il nostro occhio ed aumentato l’acquolina di bocche affamate il museo di Capodimonte o lo stesso museo Archeologico, infilando tra un Tiziano e un Toro Farnese un Burri o un Cai Guo-Qiang; adesso è il Museo Filangieri ad accettare la sfida del progetto innovativo di EDIT di promuovere il design contemporaneo.

Di questo bizzarro matrimonio avevo letto e visto foto poco prima della serrata imposta ai luoghi d’arte lo scorso novembre, privandomi della possibilità di andare subito a fare un sopralluogo. L’installazione composta da una torre con più piani su cui sono esposti moderni oggetti di design in ceramica, mi aveva attirato per colori, forme, materiale, stuzzicandomi e divertendomi (ancor prima di vederli dal vivo!).  Ma d’altra parte, il fine dell’arte deve essere anche questo: non solo educare ed elevare l’animo, ma anche far rallegrare i sensi. In questo caso è la vista ad appagarsi completamente.

Ancora poco nota al grande pubblico, EDIT è la neonata fiera di design editoriale che nell’idea delle sue creatrici, Domitilla Dardi ed Emilia Petruccelli, ha lo scopo di dare voce a una nuova generazione di designers troppo piccoli che non trovano spazio in grandi esposizioni come il Salone del Mobile. La missione di EDIT è cercare designer/artigiani che propongano oggetti che uniscono il bello all’accessibilità ed aiutarli nell’incontro tra domanda e offerta individuando nella “fiera” lo strumento più adatto.

Concepito come un annuale appuntamento estivo, la prima edizione si è svolta nel giugno del 2019, mentre la seconda, a causa della pandemia, è stata posticipata allo scorso ottobre. Suscita un certo orgoglio la scelta di Napoli per questa chiamata all’azione, in un progetto assolutamente nuovo e stimolante.

L’ingresso al Museo Filangieri, Napoli (Palazzo Como)

Andiamo quindi a vedere nello specifico l’installazione collocata presso la casa del Principe (come affettuosamente chiamiamo il museo Filangieri). Un caleidoscopio di oggetti, dipinti, armi, ceramiche, medaglie, sculture, accoglie il visitatore che entra nello storico palazzo Como in via Duomo. Dopo una piccola anticamera una rampa di scale mi porta alla sala Agata illuminata da un lucernaio in ferro e vetro del 1888 che regala una luce speciale all’intera collezione. E sul pavimento maiolicato, commissionato al Museo Artistico Industriale di Napoli sotto la direzione artistica di Fillippo Palizzi, ecco la nostra Ceramic Tower, opera di Jaime Hayon per Bosa, azienda italianissima che realizza manufatti in ceramica con metodi che seguono la tradizione più antica e tutto rigorosamente a mano. Jaime Hayon è un artista e designer spagnolo le cui creazioni lo collocano come  pioniere di una moderna tendenza che fa oscillare l’oggetto tra arte-decorazione-design.

E il connubio tra le maioliche napoletane e le originali creazioni funziona benissimo in un rimando di colori bellissimi e dorati luccichii. La collezione Baile che qui vediamo, è la reinterpretazione di Hayon di alcuni dei suoi pezzi più famosi, questa volta con la precisa scelta di segni vivaci e toni brillanti; come se fosse un ballo in maschera rivelano il carattere socievole e fantasioso dell’artista spagnolo. Lo spiritoso richiamo all’attenti dei due Hopebird  (letteralmente uccello della speranza) attirano subito l’attenzione, la scultura più grande in bianco e oro è collocata in cima alla torre, il fratellino, in uno splendido blu e il distintivo richiamo oro che ritorna in tutti gli hopebird anche delle altre serie, è invece collocato sulla base della torre. Con sguardo fiero e dritto invitano a guardare con fiducia al futuro. Maskhayon è invece una maschera che fonde caratteri animali e fantastici in un vago rimando anche alle maschere africane. Nella torre sono collocate a più livelli in colori e smalti brillanti e variopinti.

Ceramiche di design di Jaime Hayon al Museo Filangieri

La tentazione di avvicinarmi e prendere qualche oggetto per guardarlo meglio è quasi irresistibile ma correttamente indugio sulla passerella che protegge il pavimento e immagino solo di sorseggiare un tè in una delle piccole opere d’arte della serie Theatrehayon, personaggi fantastici che si incarnano in vasi e teiere. Il gioco di rimandi tra utilità e pura estetica sembra bene incarnarsi in T-Table, pensato come piccolo tavolino a forma di T facile da posizionare a seconda della necessità o puro elemento decorativo. Infine il candelabro della linea Atomo si presenta come una sfera fornita di tanti bracci di lunghezze irregolari; anche questo potenziale candelabro oppure piccolo alieno decorativo per un angolo della casa.

Mentre godevo della vista delle ceramiche mi chiedevo chi fosse un designer e che ruolo ha nella nostra vita e nel panorama dell’arte. La risposta alla prima domanda va semplicemente spostata sull’osservazione della maggior parte degli oggetti che ci circondano, quelli le cui forme sono state progettate e disegnate (designer infatti può essere tradotto come progettista) per il nostro uso quotidiano. Pensate ad una sedia o ad uno schiaccianoci. E le infinite versioni che esistono. Un designer ha veicolato la sua creatività al servizio di quel prodotto che riempie la nostra vita quotidiana. E nell’arte? Prendete di nuovo la sedia e lo schiaccianoci. Ne troverete di comodi, a buon prezzo, pensati per l’uso più diffuso, e ne troverete altri che gridano arte per forma più innovative, colori inediti e materiali non convenzionali.

In fondo c’era una torre con degli uccellini, delle maschere, un tavolino, un portacandele, dei vasetti e teiere. Ma non è quello che ho visto e di cui vi ho parlato: io vi ho raccontato di oggetti che possono trasportarvi in un mondo lontano, di colori che vi sussurrano un po’ di magia, forme che possono trasportare oggetti noti in creature sconosciute. E non dimenticate tutto intorno le meraviglie del Museo Filangieri…

Museo Filangieri

via Duomo 288, Napoli

tel. 081 203175

dalle 10,00 alle 16,30, solo nei giorni feriali

Esclusi prefestivi e festivi

 

 Per approfondire:

Il Museo Filangieri, Nadia Barrella, Guida ed., 1988

 

Beviamoci su…

Il vino da degustare davanti….al design di Jaime Hayon al Museo Filangieri