Ideali e misteri nella cultura europea del ‘700

C’è un filo rosso che nel ‘700 collega Napoli con Parigi, con l’Antico Egitto e nel XXI secolo si allunga nuovamente verso il cuore di Napoli. È un filo che intreccia ricerca della verità, luci ed ombre, massoneria, alchimia, veli che non possono essere sollevati. Sembrerebbe la trama di un romanzo di Dan Brown, ma non lo è. È storia. E noi, da eredi dello spirito illuministico, vogliamo prove, fatti…

di Laura Vigilante Rivieccio – per le foto si ringrazia David Syvier, da flickr.com

La “Pudicizia velata” di Antonio Corradini, Cappella Sansevero, Napoli


NAPOLI, 1752 – Un artista veneziano, già scultore ufficiale della Repubblica di Venezia e della corte asburgica, celebrato per la sua capacità di realizzare in marmo figure rivestite di un velo sottilissimo, lavora alla scultura di una donna nuda, con un tralcio di rose tra le mani che le disegnano la linea morbida del ventre. La donna è appoggiata a una lapide spaccata ed è completamente velata. Ci piace immaginare che siano i vapori emanati dal vasetto brucia-essenze ai suoi piedi a inumidire il velo, che le si attacca addosso esaltando la sinuosità delle forme. Eppure l’effetto non è di languida sensualità, ma di distaccata monumentalità. Forse perché fissa nel vuoto, in un atteggiamento del capo e degli occhi che la trasporta lontano dall’osservatore; oppure perché i volumi della sua figura sono pieni e dolcemente digradanti in sfumature uniformi, mancando del patetismo tipico dell’arte barocca.
Lo scultore, Antonio Corradini, esegue scrupolosamente le indicazioni di un committente quasi maniacale nella precisione dei dettagli con cui stila la descrizione delle opere da lui volute per la cappella di famiglia. Oltre alla statua della donna velata, realizzano insieme i bozzetti per una serie cospicua di figure in marmo, scolpite successivamente da altri artisti e che si ammirano tutt’oggi a Napoli nella Cappella Sansevero.

Il committente è un nobile pugliese di un casato d’altissimo rango: Raimondo di Sangro Principe di Sansevero. Al momento della collaborazione col Corradini si è stabilito a Napoli da circa quindici anni, buona parte dei quali trascorsi da sorvegliato speciale di due gesuiti che relazionano in Vaticano delle sue opere “pericolosamente scientifiche”. Nell’occhio del ciclone sono principalmente gli esperimenti scientifici di questo letterato e scienziato coltissimo, immaginifico, eclettico, sempre alla ricerca “dei più reconditi segreti della natura”.
La prova schiacciante della sua colpevolezza giunge, agli occhi del Papa, con la Lettera apologetica, un raffinato manoscritto uscito dalla sua stessa tipografia. Il frontespizio è stampato a colori con un’unica pressione di torchio, altra diavoleria del principe. Il testo istilla dubbi sull’origine e sull’evoluzione dell’universo, diffonde idee pericolose come la coabitazione di fisica e metafisica nella Natura, ispirata al deismo inglese, tratta di cabalismo come d’una scienza. In capo a due anni dalla pubblicazione, la Lettera apologetica finisce nell’Indice dei Libri proibiti.

La Cappella Sansevero

Pensare che nel 1751, anno di uscita della Lettera, il principe Raimondo ha appena abiurato il proprio credo massonico e consegnato a re Carlo di Borbone un elenco degli iscritti alla Loggia napoletana, tutti “intoccabili” dell’alta gerarchia nobiliare. Nessuno di loro subirà punizioni. Al momento della realizzazione della donna velata per la cappella Sansevero, le attività iniziatiche della società segreta sono tutt’altro che fiaccate dalla scomunica papale e tantomeno eradicate dall’editto di scioglimento delle logge.
A legare l’artista al suo committente è anche la sua appartenenza alla Loggia massonica di cui il principe è Gran Maestro.

Raimondo affida alla pietra il compito di trasmettere messaggi per chi “ha occhi per vedere”, facendo della cappella Sansevero il proprio testamento spirituale, così significativa da dedicarvisi per gli ultimi 20 anni della sua vita e da disporre che le statue non vengano mai rimosse dalla loro originaria posizione.
La statua velata è ufficialmente il monumento tombale alla madre del principe, morta poco dopo averlo dato alla luce e rappresentata tramite l’allegoria della virtù che la distinse. Raimondo ravvisa nella pudicizia la somma qualità di quella vita spezzata anzi tempo.
Tuttavia, davanti a questo velo impalpabile, che copre ma esalta le forme, richiamando un ancestrale gioco di pudore e seduzione, continuiamo a chiederci quale sia in realtà l’oggetto del desiderio rappresentato… Quale messaggio volle consegnare ai posteri il principe scienziato e filosofo con la statua della fanciulla ignuda, separata dalla corruzione del mondo soltanto da un velo?

PARIGI, 1772 – Va in stampa l’ultimo tomo dell’Encyclopédie, compendio universale del sapere ed espressione degli ideali dell’illuminismo. Sul frontespizio compare la figura di una donna coperta unicamente da un sottilissimo velo. Autore del disegno, realizzato già nel 1764, è Nicholas Cochin, che lo illustra con queste parole: “Sotto un tempio ionico, Santuario della Verità, si vede la Verità avvolta in un velo, raggiante di una luce che allontana le nuvole e le disperde […]”.
La somiglianza con la Pudicizia velata è lampante. Una mera casualità? Il Cochin, negli anni ’50, è in viaggio nel Sud Italia per studiare le antichità classiche e fa tappa anche a Napoli. Ma non finisce qui…

“La Verità avvolta da un velo”, stampa di Nicholas Cochin, dal Frontespizio dell’Encyclopédie del 1772

Nel 1753 nella tipografia di Raimondo di Sangro viene stampato, in versione originale francese e in traduzione italiana, un libro di carattere iniziatico, pietra miliare della massoneria universale: I viaggi di Ciro di Michel Ramsay. Tratta, tra l’altro, dei princìpi del cristianesimo ravvisabili in tutte le religioni, accessibili però solo ai saggi in grado di leggere dentro le allegorie.
Il disegno di una delle tre incisioni dell’edizione napoletana è firmato Nicholas Cochin! Vi torna il tema del sacro velo, che copre le verità della religione e va sollevato pian piano, fintanto che gli occhi imparano a sostenerne lo splendore. Il Ramsay, inoltre, è affiliato alla stessa loggia massonica di Montesquieu…

Dunque il cerchio si chiude. Napoli si dimostra inserita a pieno titolo in un sistema culturale di respiro europeo. Del resto il cosmopolitismo e il gusto artistico dell’alta nobiltà del ‘700, l’uso internazionale del francese, la diffusione delle logge massoniche ci fanno figurare una vera Europa Unita.

Nella ricchissima biblioteca di Raimondo compaiono opere autografe di Bayle, Montesquieu, Diderot, Voltaire, Condillac… Torniamo a sbirciare in qualche suo libro, per avvicinarci un po’ in più al mistero della Pudicizia velata. Di un uomo colto si può capire molto tramite la sua biblioteca.
Vi troviamo l’Iconologia di Cesare Ripa, riferimento per gli artisti fin dai tempi della Controriforma. Per l’allegoria della Pudicizia è indicata in effetti una donna col volto coperto da un velo. Ma anche per la Verità leggiamo: “Fanciulla ignuda, con alcuni veli bianchi d’intorno […]”. Ecco riapparire il tema della Verità, oggetto di profonde riflessioni per gli illuministi.
La Lettera Apologetica, dal canto suo, fa esplicito riferimento a Ermete Trimegisto e alla visione degli ambienti neoplatonici, per i quali fin dal Rinascimento l’Antico Egitto era un punto di riferimento imprescindibile nella genealogia del sapere umano. Si tratta di una sapienza che si presenta velata da allegorie nella sua trasmissione, come si vela la Natura stessa nel suo continuo mutamento, lasciando fluire in infinite forme mobili l’assolutezza dell’Uno.
Se il cuore del Ricercatore non è pronto, la visione della Verità Ultima potrebbe annientarlo, come accade al protagonista della poesia di F. Schiller L’immagine velata di Sais (1795). La visione della statua di Iside, una volta sollevatone il velo, fa perdere i sensi al giovane protagonista.
“Io sono tutto ciò che fu, che è, che sarà e nessun mortale ha mai osato sollevare il mio velo”, dice l’Iside di Sais secondo Plutarco. Chi conosce la Biblioteca palatina della Reggia di Caserta non ha difficoltà a riconoscerla nel dipinto di F.H. Füger La scuola di Atene (1782), voluto dalla regina Maria Carolina, fondatrice dell’unica Loggia massonica femminile mai esistita.
Quale Luce nasconde la Pudicizia-Iside di cappella Sansevero, tale da annientare i profani?

La Pudicizia Velata-Iside nella versione di Francisco Bosoletti, da una sua opera di street art nei vicoli di Napoli – Foto Francesca Guadagno

Infine, notiamo un libro intriso di cultura alchemico-cabalistica, stampato per la prima volta in versione integrale italiana nella tipografia del principe: Il conte di Gabali. Che Raimondo si interessasse di alchimia è un fatto risaputo, e nella nostra figura velata è possibile vedere anche “il frutto prezioso” che si nasconde “sotto la superficie della Materia Prima” e che gli Alchimisti distillano per giungere a una purezza spirituale.

Alla Pudicizia sono sottesi certamente molti livelli di lettura. A me sembra interessante soprattutto domandarci quale sia questa verità che nessuno è in grado di sostenere… Qualcosa di luminoso come la scintilla divina presente in tutto ciò che vive? O di orribile, che nascondiamo anche a noi stessi?

NAPOLI, 2017 – L’artista argentino Francisco Bosoletti viene invitato ad esprimere in un murale la bellezza nascosta nei Quartieri Spagnoli. Lui dipinge su un edificio la Pudicizia del Corradini, enorme e maestosa, e la chiama Iside, intendendo “onorare la femminile potenza creatrice, la Grande Madre, Colei che sa”. Solo che la dipinge con una tecnica tale che, per osservarla correttamente, bisogna fotografarla usando un filtro in negativo. Occorre scoprire la luce nell’ombra e l’ombra nella luce, per conoscere veramente la sua figura.
Ombre e luci, un binomio inscindibile nell’arte come nella vita.
È facile intuire che l’una non possa esistere senza l’altra; ma riusciamo ad accettare questo anche nella nostra esistenza?

Per approfondire:

– Martin Rua, Il rituale di pietra – Simboli e segreti della Cappella Sansevero, 2016, Alos edizioni

– Rosanna Cioffi, La cappella Sansevero – Arte barocca e ideologia massonica, 1987 e 1994, 10/17 Cooperativa editrice Salerno

Beviamoci su….

Il vino da bere… davanti alla Pudicizia velata