di Vittorio The Figurehead Guerrazzi

 

Una storia di riscatto e rinascita quella del buon Don Placido: dalle segrete di Castel Nuovo, lo spettro dell’esecuzione capitale a seguito del fallimento della congiura che porta il suo nome, all’epifania della visione dell’Immacolata, che diventa poi il viatico per la sua salvezza, non solo fisica, ma morale e spirituale.
Dall’acredine dei mesi passati nel buio della paura, giovane, appena diciottenne, alla dolcezza e al rassicurante abbraccio della fede, diventato poi l’abbraccio caldo ed avvolgente di un intero popolo, quello Napoletano.
A distanza di secoli, la devozione per la Madonnina di Don Placido resta inalterata ed immutabile, quasi cristallizzata nel tempo; viene scandita nella devozione celeste certo, ma con piedi ben piantati nell’opera di quell’uomo, che con pazienza e dedizione, impegno e sacrificio ha saputo costruire, mattoncino dopo mattoncino, quell’apprezzamento e quel consenso capaci quasi di rivaleggiare con il trasporto per il divino.
Pazienza e dedizione.
Quella che bisogna mettere, in tutta una stagione per attendere che gli acini passino dall’acre concentrazione acida tipica dell’immaturità, a bacche che siano pienamente mature ed intrise di zuccheri e profumi, pronti a liberarsi copiosi poi nei calici… ma andiamo anche oltre.
Raccogliamo i grappoli, ben maturi e dorati, e con attenzione e cura lasciamoli ancora sostare per alcune settimane in locali ben areati, affinché una parte di acqua evapori e gli zuccheri residui possano così sublimarsi nel più avvolgente e suadente degli abbracci: quello del vino passito, dolce nettare che nel suo sfavillante manto dorato, esaltato dai cristalli di zucchero in esso contenuti, sembra quasi immutabile nel tempo.
E fra le possibilità offerte, in riferimento al Sabato Privilegiato, mi si conceda il gioco di parole e di puntare così al Privilegio dei Feudi di San Gregorio, vino passito ottenuto da uve Fiano, raccolte a quasi 600mt sul livello del mare e lasciate appassire per 8 settimane, per poi essere vinificato in legno e quindi 1 anno di sosta in vetro.
Il grado alcolico non particolarmente spinto, la spina acida che caratterizza il vitigno, la naturale rotondità dei profumi del Fiano, così caratteristico e riconoscibile, si prestano idealmente per questo tipo di vinificazione.
La suadenza del sorso non è mai fiaccata da un eventuale minus sapido, la grassezza di bocca resta tesa e mai orizzontale durante la beva, sempre dinamica e caleidoscopica, tra suggestioni di frutta bianca e gialla candita, spezie orientali, miele e tiglio, il tutto elettrificato da pura corrente minerale di fondo.
E la lenta processione di gente, che esce dalla Chiesa del Gesù Vecchio dopo l’intimo incontro con la Madonnina, e torna al caldo del focolare domestico, magari finendo a spiluccare qualche struffolo ancora avanzato, la immagino far un sorsetto di passito ancora fresco, e sorridere.

 

Questo vino ce lo beviamo su…..

La Madonnina di Don Placido e il “Sabato privilegiato”