di Vittorio The Figurehead Guerrazzi

 

Edie ha portato la rivoluzione (o quantomeno la sua idea) nelle piazze e nei vichi di Napoli.
La rivoluzione è cambiamento deflagrante, è sovvertire le regole quando queste sembrano immutabili, è cambiare le persone, le loro teste, mettendole davanti a loro stesse (con uno specchio magari?) e lasciare che prendano consapevolezza che ‘può essere diverso’.

In Campania credo che abbiamo avuto un grande rivoluzionario del vino, in tempi poi tutto sommato recenti: nel 2008 Giovanni Ascione, alias Nanni Copè, abbandona il suo ruolo di scrittore di vino e consulente, decide di passare dall’altra parte della ‘barricata’ e iniziare a produrre vino.
L’ennesimo cambiamento di una vita poliedrica, che trova la sublimazione nella frase riportata in etichetta del suo Sabbie di Sopra il Bosco: ‘una vita, tante vite’.
In una regione dove vige, in larghissima parte, la cultura del monovitigno, lasciando al blend un ruolo del tutto marginale (eppure prodotti quali il Montevetrano ed il Terra di Lavoro la raccontano diversa), Giovanni punta su 3 vitigni: siamo a Castel Campagnano, piccolo borgo nelle Terre del Volturno, poco sopra i 200mt slm, terra di Casavecchia e Pallagrello; ma a loro ha voluto affiancare anche l’Aglianico, principe dei vitigni rossi del Sud.

Quindi Pallagrello Nero, in massima parte, per la rotondità e setosità, Aglianico per la struttura e la portanza, un piccolo saldo di Casavecchia per la ‘cazzimma’ finale.
Il Sabbie di Sopra il Bosco ha un’ossatura fruttata di piccole bacche nere e rosse, turgide e croccanti di verve vitale, il tutto ammantato di humus e terragna confidenza, lampi balsamici, guizzi agrumati e sanguigni, echi tabaccosi ed innervature grafitiche.
Il suo incedere al palato è di grande compiutezza e signorilità, agile e deciso… quasi non ti accorgi della sua presenza se non nel momento in cui prendi coscienza che non ti ha mai lasciato un attimo.
E come ogni grande rivoluzionario, dopo aver cambiato tutto, dopo aver dimostrato che cambiare non solo è possibile, ma anche vincente, Giovanni scompare!
A fine 2019 vende la vigna e appende per sempre al chiodo le cesoie ed i panni del vigneron.
Delle sue idee ci restano le massime, naturalmente rivoluzionarie: ‘Non esistono mercati chiusi e maturi’; ‘Nel successo del vino non contano i social, conta solo se la bottiglia finisce presto e viene riordinata’; ‘Si possono fare vini eleganti anche in Campania’; ‘Se si fanno le cose bene si può dare (e chiedere) valore ai prodotti’, ‘I buoni risultati si ottengono solo quando il produttore è strettamente coinvolto, i consulenti da soli non bastano per quanto bravi possano essere’.
Voglio allora pensare che il suo motto ‘una vita, tante vite’ voglia poter dire: con la tua vita ne puoi cambiare, o anche salvare tante.

P.S. Le sue bottiglie vanno sparendo rapidamente, quindi se vi capita di trovarne in qualche enoteca, accaparratevele!

Questo vino ce lo beviamo su….

Eduardo Castaldo/Edie, un napoletano in Medioriente