di Vittorio The Figurehead Guerrazzi

 

‘Mi sono chiesta quali sensazioni suscita l’opera nei napoletani e quali sono le interpretazioni che ne danno’: è questa in fondo la base di tutto da cui partire per cercare di selezionare una bottiglia che possa accompagnare… una sensazione appunto.

Come mi capita sempre di fare, ho provato idealmente a proiettarmi lì nella piazza (ora che purtroppo fisicamente non è possibile) per immaginarmi lì con gli occhi della testa: ho visto la monolitica, marmorea forma tondeggiante, raggomitolata in posizione fetale, appena intaccata in superficie dall’incuria del tempo, un solido monito, una richiesta che non lascia possibilità di essere ignorata.
Ho visto i sampietrini abrasi, sbrecciati, bruniti a violento contrasto con il candore dell’opera.
Ho visto la catena, pesante ed assordante nel suo stolido, indiscutibile silenzio.
Ho visto il colonnato abbracciare la Piazza ed idealmente Napoli tutta, quasi a voler dire: non sei sola!
Quello che non mi è riuscito di vedere, è un calice nella mia mano… ma solo frammenti di vetro in terra.
Quel marasma di contrastanti emozioni, quelle in me generate, sembra non gradire l’accompagnamento di un vino. Perché tra tutto quello che ho assaggiato non ho mai provato qualcosa che possa accompagnarsi a questo. Ci sono piatti che non vogliono abbinamento, e credo che per alcuni stati d’animo sia la stessa cosa.

E allora?
Allora farei anche io lo stesso: mi fermerei a chiedere ai passanti le sensazioni suscitate, e le motivazioni che vi sono alle spalle, e così, per ognuno di loro, per ogni emozione scaturita, penserei ad una idea di vino da offrire, o anche nulla, com’è capitato a me.
E se TRISTEZZA fosse il sentimento predominante, mi chiederei se fosse meglio una avvolgente carezza per accompagnare la vibrazione intima di un sentimento così potente e privato, oppure una folgorante luce, per allontanare il torpore di pensieri cupi e prospettive ombrose.
E allora ditemi: cos’è che i vostri sensi chiedono?

 

Questo vino ce lo beviamo su…

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