di Vis Roboris – foto Simona Mandato

Che il Presepe sia una forma d’arte, è fuori discussione. Piuttosto che dedicarci a quello cinquecentesco descritto nell’articolo linkato a questo, ci lasciamo sedurre e ispirare dal nostro presepe di famiglia. Una forma d’arte, più o meno naif che entra direttamente nelle nostre case nel periodo natalizio e che, giocoforza, si mescola e si combina alle nostre abitudini e consuetudini enogastronomiche.

Da questo punto di vista, l’idea di  trovare quale vino meglio si abbina al Presepe, può sembrare un’operazione ardita, ma non priva di fascino. L’unico metodo di procedere potrà essere esclusivamente quello delle associazioni mentali e delle suggestioni psico-sociologiche. Si tratta di elementi e ragionamenti arbitrari, e in quanto tali piuttosto opinabili, ma che però hanno il merito di fornire uno spunto di riflessione e, perché no, anche di discussione.

Il primo passo, che mi sento di compiere in questo percorso è cominciare distinguendo i vini da Presepe da quelli da Albero di Natale.

L’abete natalizio è una tradizione nordeuropea, importata in Italia dalla Germania, dall’Austria, dall’Alsazia: tutti territori con una forte vocazione vitivinicola, ma per i grandissimi bianchi. Riesling, Gewürztraminer, Sylvaner sono gli alfieri di questi territori e nella mia mente si legano indissolubilmente all’albero di Natale.

L’abete natalizio si sviluppa in verticale e anche per questo lo associo a vini verticali, taglienti. Il Presepe è orizzontale, vuole un vino rotondo, morbido, che abbracci. Ne consegue che, facendo una generalizzazione ovviamente,  potremmo dire che i vini bianchi sono da Albero di Natale e i rossi da Presepe.

Bancarelle di presepi a San Gregorio Armeno – foto S. Mandato

Per restringere ulteriormente il campo dei vini rossi, e trovare ulteriori elementi che ci permettano di ridurre il numero di indiziati, è necessario ricorrere alla collocazione spaziale del Presepe all’interno delle nostre case. Il Presepe viene sistemato generalmente lontano sia dai fornelli sia dalla tavola. Magari non proprio in camera da letto (dove Luca Cupiello lo prepara nella più natalizia delle commedie di Eduardo) ma sovente troviamo il Presepe in salotto o soggiorno. Non i luoghi della convivialità, quanto piuttosto i luoghi della conversazione e dell’intrattenimento.

Questo mi porta a pensare al vino da Presepe come ad un vino da meditazione, un rosso da meditazione. Un vino che può essere apprezzato indipendentemente dal cibo, un vino “stand alone”, un vino da assaporare cordialmente in poltrona chiacchierando con amici e familiari, appunto sotto lo sguardo della sacra famiglia in miniatura. D’altro canto il Presepe è un micromondo, fatto di particolari e dettagli. Io ci perderei le ore a contemplare i sentieri, le viuzze, le luci, le botteghe e i personaggi di terracotta di un Presepe ben fatto. E quale migliore compagnia di un grande rosso da meditazione?

Tra i numerosi candidati, mi sentirei di escludere i grandi rossi da meditazione del nord.

Ed è in Umbria che trovo il nostro vino da Presepe. La tradizione presepiale nasce proprio in Umbria. Questa usanza, infatti, ebbe origine all’epoca di San Francesco d’Assisi che nel 1223 realizzò a Greccio (oggi è un comune del Lazio) la prima rappresentazione della Natività, dopo aver ottenuto l’autorizzazione da papa Onorio III. Di lì la tradizione di diffuse, per opera di San Francesco, prima nei luoghi della francescanità umbra e poi in tutto il mondo.

Ed è proprio in questi territori, che troviamo il nostro vino da Presepe: il Sagrantino di Montefalco, versione passita.

Già il nome, ci fa capire la familiarità al tema religioso e della sacralità di questo vitigno. L’etimologia del nome Sagrantino, infatti, si riconduce al termine Sacramenti, l’uva coltivata dai frati veniva poi usata per dar alla luce un passito usato nei riti religiosi. Il Sagrantino di Montefalco passito, infatti, mi ha sempre riportato alla memoria il concetto di sacralità in quanto mi ricordava il vino usato per dire messa (all’epoca  probabilmente un marsala rubino di qualità non particolarmente eccelsa) e che da bambino avevo il privilegio di assaggiare in qualità di chierichetto.

Non solo l’etimologia del Sagrantino di Montefalco ci rimanda al concetto di Presepe, ma anche il territorio e il paesaggio. Nulla più di un borgo umbro (a cominciare proprio dal paese di Montefalco) ci ricorda di più l’atmosfera iconografica classica del Presepe con le case addossate l’una all’altra e aggrappate a uno sperone di roccia, gli stretti vicoli o le scalinate a separare gli edifici in un paesaggio popolato di botteghe, artigiani e vita vissuta.

Il Sagrantino è comunque un’uva dalle qualità assolutamente uniche, fra queste, l’alto contenuto di sostanze polifenoliche come in nessun’altra uva rossa del mondo.

A causa dell’alto contenuto in polifenoli, la vendemmia del Sagrantino deve necessariamente considerare anche la maturazione dei tannini, così da evitare un’eccessiva astringenza del vino. È proprio l’astringenza dei tannini a conferire al Sagrantino Passito il suo carattere assolutamente personale, poiché la dolcezza che solitamente caratterizza questo stile di vini si “scontra” con l’evidente astringenza, qualità che è inoltre arrotondata dalla maturazione in botte e dal cospicuo contenuto di alcol. Una piacevole eccezionalità che lo rende particolarmente adatto alla circostanza che ci siamo proposti.

Qualche purista potrebbe obiettare che è un peccato non abbinare un vino del territorio a un’icona della Campania come il Presepe. Obiezione giusta, ma che purtroppo sconta la circostanza che la Campania sia una regione piuttosto avara di rossi da meditazione. Tuttavia, mi sento di segnalare il Campania Rosso I.G.T passito di Terredora – Di Paolo. Un Aglianico in purezza, elegante, morbido, è di notevole struttura, con la nota alcolica che ammorbidisce la tannicità tipica dell’Aglianico, che può essere un’alternativa al Sagrantino di Montefalco per gli irriducibili del km 0.

Se quindi avete deciso di gustarvi un calice di Sagrantino di Montefalco passito (o un Campania Rosso I.G.T passito), in contemplazione del vostro Presepe, non dimenticate di accompagnarlo con un dolce della tradizione partenopea natalizia più antica e verace (sebbene l’abbinamento perfetto sia con dessert al cioccolato con castagne o mandorle). Non i soliti struffoli, ma un Mustacciolo tradizionale, un Roccocò o un Susamiello, preferibilmente artigianali, saranno degni compagni del binomio Sagrantino di Montefalco passito & Presepe.

Io personalmente, il mio Sagrantino lo gusterò con dei calzoncelli, rigorosamente fatti in casa, tipico dolce natalizio della Valle del Picentino, nel Salernitano (ma diffusi in tutta la provincia con altri nomi e con varianti anche significative alla ricetta). Il loro ripieno alle castagne e  cioccolato fondente arricchito di spezie e aromi, goloso ma non stucchevole, sarà un intrigante e non banale compagno di Presepe per il Montefalco Sagrantino Passito, abbastanza giovane, dell’azienda agricola Scacciadiavoli, scelto per l’occasione. Di colore rosso rubino con riflessi violacei si fa apprezzare per il tannino a trama densa e dolce, e per l’acidità in equilibrio con la struttura.

E voi che vino berrete davanti al Presepe?

Questo vino ce lo beviamo su…

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