di Vittorio The Figurehead Guerrazzi

 

 

Abbiamo spesso detto di come la Campania fosse la terra prediletta presso cui gli imperatori romani si approvvigionavano dei vini migliori per i loro lauti banchetti; ma invece, tra tutti, quale sarebbe il vitigno campano più ‘democratico’? E facciamo qui riferimento al nostro articolo sui Tirannicidi del Museo Archeologico di Napoli…

Probabilmente la risposta più corretta è la Falanghina.
Vitigno trasversale, capace di mettere d’accordo un leggero e disimpegnato pranzo a base di prodotti della costa, fino ad arrivare a lungimiranti prospettive di affinamento nel tempo, senza mai perdere la sua identità.
Tra tutte, propendiamo per la varietà clonale sannita (ben diversa da quella flegrea), sia per la grande quantità che se ne produce, che per la sua ampia diffusione sui mercati regionali limitrofi.
Suggerisco la Falanghina del Taburno di Nifo Sarrapochiello, vino immediato e schietto, orizzontale sì, ma non seduto, accomodante ma non banale, empatico senza cedere a ruffianerie.
Provate.