Facciamo il punto su dove sta andando la cultura a Napoli e in Campania – I parte

di Simona Mandato

per le foto si ringrazia la pagina facebook di Palazzo Reale

Negli ultimi anni Napoli e la Campania hanno visto nuovi direttori-manager, anche di provenienza internazionale, alla guida dei più importanti siti museali e archeologici, ed è indubbio che sono stati capaci di dare una nuova impronta. A settembre 2020 è stato nominato il nuovo direttore di Palazzo Reale di Napoli: si chiama Mario Epifani, 46 anni, romano, e la sua formazione promette una grande apertura su modelli internazionali. Laureato in Conservazione dei Beni Culturali a Viterbo, specializzazione alla Sapienza e dottorato all’Università Federico II di Napoli sui disegni napoletani del Sei- Settecento. Infine a Parigi e al Paul Getty Museum di Los Angeles. E poi molti anni a Torino come funzionario di Soprintendenza e direttore.

Mario Epifani, neodirettore del Palazzo Reale di Napoli – Foto Simona Mandato

Noi de Il Buono del Bello abbiamo deciso di iniziare una ricognizione su quali siano le rotte attuali della gestione della cultura a Napoli e in Campania. Cominciamo proprio da Mario Epifani, e lo incontriamo nel suo ufficio di Palazzo Reale. Sappiamo che conosce abbastanza bene Napoli per aver svolto qui parte dei suoi studi, e per aver di recente lavorato come curatore al Museo e Real Bosco di Capodimonte.

Direttore Epifani, Lei è il primo direttore di Palazzo Reale con l’autonomia finanziaria e gestionale attribuita ai musei dalla riforma Franceschini. Quali sono i Suoi obiettivi principali?

Una sala di Palazzo Reale dipinta da Lorenzo Starita nel 1874, collezione privata

Innanzitutto è necessario strutturare il museo autonomo. Fino a poco fa questo museo, come gli altri, afferiva alla Soprintendenza, e con la riforma Franceschini è passato nella rete del Polo Museale Regionale. Ora bisogna riorganizzare lo staff, che deve diventare quello di un museo a tutti gli effetti, e non più di una Soprintendenza. Tanto più che si è deciso di aggiungere Palazzo Reale all’elenco dei musei di Napoli di particolare interesse, in cui rientrano anche Capodimonte, l’Archeologico e i Gerolamini.

Palazzo Reale deve poi trovare una sua identità. Dovremo stabilire se vogliamo mettere in mostra il palazzo dei Viceré spagnoli, quello dei Borbone o quello ottocentesco dei Savoia. Si deve partire necessariamente dal rapporto con le altre regge borboniche, Caserta e Capodimonte: di fronte alla storica tendenza di trasferire le opere d’arte tra i Palazzi, anche per assecondare cambiamenti di stile, vorremmo capire quali fossero gli arredi originali.

Cerimoniale della corte borbonica: disposizione di personale e guardie quando il re era nella sala del trono

Di concerto con i direttori delle altre residenze reali, Maffei e Bellenger, stiamo valutando la possibilità di incrociare gli archivi per ricostruire gli originali arredi di ogni singolo Palazzo e il perché siano stati spostati quadri o altre cose (a volte anche per esigenze di mostre in tempi moderni). Sulla base delle conoscenze che avremo così acquisito, si potranno operare delle scelte. Non è detto che debba sempre prevalere un discorso storico-filologico. Se un dipinto funziona meglio a Capodimonte perché si trova nel contesto di una specifica sezione della pinacoteca, si può scegliere di lasciarlo lì. Come nel caso dello Sposalizio mistico di Santa Caterina di Annibale Carracci, meglio valorizzato nel contesto della quadreria dei Carracci.

Nei nostri depositi c’è tanto, come gli arredi provenienti dagli ambienti adibiti un tempo ad abitazione, là dove dal 1927 c’è la Biblioteca Nazionale. Si potrebbe pensare ad uno scambio di pezzi di arredo con le altre regge borboniche.

Cosa intende per dare un’identità al Palazzo Reale di Napoli?

Vorrei ad esempio che si capisse come veniva usato il Palazzo nelle sue stanze di rappresentanza: stiamo facendo un grosso lavoro di ricerca sui cerimoniali di corte, che erano diversi presso le varie dinastie che si sono succedute, dai viceré, ai Borbone, a Murat, ai Savoia. La sequenza degli ambienti era pensata ai fini del cerimoniale, che oggi risulta nascosto dagli allestimenti ottocenteschi. Potrebbe essere interessante se nelle visite guidate si spiegasse qual era la destinazione d’uso di una sala in un’epoca, poi nelle successive, dunque tutta la “stratificazione” di vita di corte.

Attività di restauro di studenti di Istituti Universitari napoletani

Il Palazzo non era però solo un luogo di rappresentanza: vi abitava la famiglia reale. Mi piacerebbe riaprire la porta di collegamento con gli ambienti attualmente adibiti a Biblioteca – magari a cadenza mensile – per mostrare ai visitatori che il Palazzo non finiva lì, e che in quell’ala c’erano le stanze private del re e della regina. Col nuovo direttore Salvatore Buonomo, che conoscevo già, condivido l’intenzione di promuovere la Biblioteca anche dal punto di vista museale.

Nell’ammezzato dove un tempo erano le cucine, oggi c’è il Laboratorio di Restauro. Si potrebbero aprire alle visite anche quegli ambienti, con l’antico piano di cottura e le mensole decorate con le “riggiole” napoletane.

Il rapporto tra museo e città: intende favorirlo, così come cercano di fare molti musei di Napoli e altrove?

Palazzo Reale è certamente avvantaggiato rispetto ad altri palazzi reali d’Europa perché è dentro la città. Apriremo presto una caffetteria nel Cortile d’Onore, e vorremmo potesse divenire un punto di riferimento non solo per i visitatori del museo, ma per i napoletani. Mi piacerebbe che diventasse usuale incontrarsi per un caffè o una colazione nella caffetteria di Palazzo Reale, godendo della bellezza degli spazi del cortile. Rispetto ad altre caffetterie, qui c’è il vantaggio di beneficiare di un luogo appartato e tranquillo, lontano dai rumori del traffico. Sicuramente sarà importante far trovare sempre tutto curato, il giardino e gli altri spazi, così da indurre un rispetto maggiore da parte di chi entra.

Il Cortile d’Onore di Palazzo Reale

Dall’altro lato questo essere così in rapporto diretto con la città, il libero accesso alla Biblioteca e al giardino, danno anche qualche svantaggio. Chi entra dovrebbe poter percepire che questa apertura non è scontata. Un tempo questi erano siti reali, prevedevano un’etichetta; sarebbe bene fare in modo che chi entra nel Cortile d’Onore avverta un senso di rispetto per i luoghi. Nei palazzi reali d’Europa non c’è questa libertà di accesso, penso al Quirinale a Roma o all’Hofburg di Vienna, il palazzo degli imperatori austriaci in città. Così, anche l’ingresso con i cani nel Giardino Romantico andrà gestito meglio.

Dopo la mostra di Rosa Parks, Lei pensa ad ulteriori mostre, in particolare di arte contemporanea?

Trovo che Palazzo Reale sia poco adatto alle mostre per il tipo specifico di ambienti e arredi che lo caratterizzano. Si può pensare a piccole mostre individuando i giusti spazi, ma vorrei che in ogni caso fossero legate alla storia del Palazzo. Ad esempio nella Sala Dorica al pian terreno, uno spazio polivalente che è già stato utilizzato in passato per delle mostre, o negli spazi aperti.

Lo Scalone d’Onore ottocentesco di Palazzo Reale

Al contrario, trovo che l’edificio reale si presti benissimo ad accogliere eventi, in particolare in collaborazione con il Teatro San Carlo. Il Palazzo dispone di un teatro di corte interno, già utilizzato in passato per degli spettacoli. L’idea con il San Carlo è di fare una programmazione regolare di spettacoli, in particolare di musica e opera del Settecento, epoca d’oro dei Borbone e di questo luogo.

Quando parla di eventi, oltre a quelli con il San Carlo, intende ad esempio anche jazz?

Perché no? Al Museum of Art di Philadelphia ho assistito ad un concerto jazz con aperitivo. In un giorno fisso della settimana, un unico biglietto include l’aperitivo, il concerto, e si può andare a visitare il museo. Questo tipo di cose può far sì che il museo diventi un luogo di ritrovo, anche per i napoletani: eventi che invogliano a tornare e che possono essere un incentivo alla visita. Come anche il Napoli Teatro Festival, che in estate si svolge anche nei nostri spazi. Più che attraverso delle mostre, preferisco attrarre le persone facendo diventare Palazzo Reale un luogo di ritrovo.

Un istituto così importante ha bisogno di dialogare anche con l’amministrazione comunale…

Intendiamo avviare un dialogo con il Comune di Napoli su come migliorare l’accesso alle Scuderie di Palazzo Reale venendo da piazza Municipio. Sono ambienti di recente ristrutturati e sede di un museo virtuale della storia di Napoli. Così come con il Comune vorremmo ripensare l’area di Piazza Trieste e Trento: qui e al Teatro San Carlo si arriva da via Toledo, e la vista è sulla rotatoria con traffico, cassonetti, macchine parcheggiate…potrebbe sicuramente essere migliorata.

Cosa resterà nel dopo-covid delle misure prese, e come state approfittando di questi periodi di chiusura?

Sala Diplomatica, decorazione della volta a padiglione di Francesco De Mura e Vincenzo Re, 1738

Stiamo ridefinendo i percorsi obbligati, con un doppio senso di marcia per chi entra e chi esce. Quando saremo lontani dall’epoca covid, si spera che ci sarà un maggior afflusso di visitatori di quanto ce ne fosse prima, e dovremo essere in grado di gestirlo.

E soprattutto ciò che riguarda il mondo digitale, che torna utile anche aldilà della pandemia. Ora che siamo chiusi, stiamo utilizzando molto i canali social. Per il momento stiamo postando su Instagram foto autoprodotte perché non ne abbiamo di attuali. Ben presto ci doteremo di un parco immagini professionali per vari impieghi, e di un sito Internet. Dobbiamo cominciare a lavorare sui contenuti del sito, il che include anche la digitalizzazione di antichi documenti, gli inventari di cui parlavamo. Digitalizzarli significa non solo fotografarli ma anche trascriverli, così da avere un database che consenta ricerche veloci.

Gli stemmi di re Carlo di Borbone e Maria Amalia di Sassonia – part. della volta della Sala Diplomatica, F. De Mura

Dopo gli anni a Torino come direttore dell’Armeria Reale e curatore dei Musei Reali, e rispetto agli altri musei che conosce da dentro, qual è il Suo punto di vista sulla realtà museale di Palazzo Reale a Napoli?

Credo possa tornare molto utile avere qui qualcuno che, per esperienza, sia in grado di fare un confronto con altre realtà di residenze reali e musei. I contatti aiuteranno affinché il Palazzo Reale di Napoli non dialoghi solo con i musei cittadini e regionali, ma anche con altre realtà internazionali. Un tempo questa funzione la svolgevano i matrimoni reali: il consorte straniero portava qualcosa del suo Paese, architetti, pittori a cui poi si conferivano incarichi reali nel Paese di accoglienza, si acquistavano mobili e suppellettili francesi, tedeschi o da altri Paesi…

Per me sarà importante mostrare che questo era sì il palazzo borbonico, ma anche che la famiglia reale agiva in un’ampia rete di relazioni politiche e culturali. Vorrei che si percepisse che questo è il Palazzo Reale dei napoletani, ma che è anche una reggia europea.

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In attesa di soddisfare una fame di cultura ed eventi sempre più crescente, è bello scoprire che i musei si stanno aprendo al pubblico con nuove proposte, come quelle che abbiamo letto nell’intervista a Mario Epifani, trasformandosi sempre più in luoghi dove trascorrere il tempo libero. Il Real Bosco di Capodimonte è splendido nella sua nuova veste così curata, e attira tantissime persone per fare sport, le famiglie e chiunque cerchi un po’ di verde rigoglioso in città, avvicinando così anche alla Pinacoteca; il Museo Archeologico MANN propone un abbonamento che consente di tornare più volte in un anno per visitare le numerose sezioni (ri)aperte al pubblico, come similmente proposto anche per gli scavi di Pompei.

Sempre più dunque, i luoghi di cultura ambiscono a diventare anche luoghi di accoglienza, in cui il visitatore non ritrova soltanto i quadri o le sculture di sempre, ma una serie di attività diversificate, per un’offerta culturale ad ampio raggio. Il museo diventa così lo spazio per la celebrazione di una nuova sacralità contemporanea: quella della condivisione di esperienze che attraverso l’arte e la cultura, uniscono chi li frequenta, e quei frequentatori all’istituto museale. Attraverso i suoi nuovi allestimenti, mostre ed eventi, il museo contribuisce a definire l’identità storico-culturale del luogo in cui sorge, a maggior ragione quando è strettamente legato alla storia della città. Ora attendiamo che, attraverso l’attuazione delle idee di cui ci ha parlato, il direttore Epifani riesca a trasformare Palazzo Reale in un nuovo “punto di riferimento” di Napoli… e di chi verrà a visitare la città.

Palazzo Reale: sul retro i cortili interni, la Biblioteca Nazionale, a sinistra il Teatro San Carlo

Per approfondire:

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