Con intervista al Lego Master Antonio Cerretti

testo e foto Francesca Guadagno

L’allestimento della mostra Gladiatori nella Sala della Meridiana al MANN

La riapertura dei musei diventa ogni volta una festa. In quest’ultimo anno abbiamo festeggiato varie volte e per chi, come noi, vive di pane e arte, questi sono sempre momenti felici che fanno dimenticare il perché della chiusura. Il Museo Archeologico di Napoli fa seguito ad una importante sequenza di mostre-evento (Longobardi, Canova, Lascaux, gli Etruschi), con questa tanto attesa dedicata ai Gladiatori, progetto di partenariato nato in rete tra grandi istituzioni, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Colosseo di Roma, l’Antikenmuseum di Basilea e l’adiacente colonia romana di Augusta Raurica, che hanno in comune il fatto di essere state un tempo tutte zone inglobate nel dominio romano.

Ancora prima dell’apertura abbiamo contattato la curatrice Valeria Sampaolo con cui abbiamo avuto una interessante conversazione che potete rileggere nell’articolo, dove già vi diamo qualche assaggio della cultura che sosteneva il mondo così feroce e, al tempo stesso, amatissimo di quegli eroi-atleti. Oggi sono finalmente andata di persona a scrutare le armature e gli altri preziosi oggetti che raccontano dalla vita alla morte dei gladiatori.

Con una modalità ormai testata, di incuriosire subito il visitatore collocando uno dei pezzi clou immediatamente dopo il controllo biglietti, l’atrio del museo mi accoglie con uno dei pezzi più suggestivi: il grande rilievo ritrovato nella necrocopoli fuori Porta Stabia a Pompei (la città era circondata da mura, in parte ben conservate come lo sono molte delle porte). Elemento decorativo della tomba di un membro della classe dirigente, viene affidato al meticoloso rilievo il ricordo degli atti di liberalità del defunto, sicuramente rimasto nella memoria dei pompeiani come finanziatore di un ricchissimo combattimento tra gladiatori ed una caccia con varie specie animali. Un documento fondamentale per studiare anche le varie fasi dei munera (questi “giochi” offerti al popolo da facoltosi privati) dalla processione inaugurale alle fasi di gioco.

Pavimento a mosaico proveniente da Augusta Raurica (Svizzera) con scene di gladiatori

Proseguo attraverso lo scalone monumentale diretta al Salone della Meridiana; sull’uscio del grande salone, così chiamato per la presenza di una meridiana sul pavimento, mi lascio incantare dall’allestimento, le teche che raccolgono gli oggetti si dispongono ai lati del grande ambiente, ma quello che più apprezzo è la scelta cromatica, tutta giocata su variazioni di rosso-arancione-viola, i colori di Pompei ma anche i colori della sala. Nulla stona, tutto è perfetto e mi invita a varcare la porta e passeggiare tra elmi, armature, graffiti, gioielli, lastre tombali, scheletri e mosaici sotto lo sguardo attento di Ferdinando Borbone e consorte, Maria Carolina, vigili protettori delle arti, immortalati nell’affresco del soffitto.

E voi sapevate quante armature ben conservate sono state ritrovate a Pompei? Vi incuriosisce l’idea di vedere le ossa di gladiatori provenienti da una necropoli inglese per scoprire a quante battaglie sono sopravvissuti (e come la moderna scienza lo può stabilire!)? Ma non vorrei svelarvi troppo e qui mi fermo con le anticipazioni!…

Il percorso non si esaurisce nel salone della Meridiana (potete ovviamente concedervi una passeggiata tra le suppellettili e gli affreschi dell’area vesuviana negli ambienti laterali). Conservate le vostre energie per tornare al piano terra ed, attraversata l’area del MANN Caffè, “uscire” per entrare nel Braccio Nuovo. Ebbene si, questa riapertura ci ha portato una bellissima novità, ossia il completamento di una parte degli ambienti chiusi al pubblico in un’ala del museo inagibile da decenni e l’allestimento non solo di nuovi spazi espositivi ma anche di un auditorium, che ospiterà in futuro presentazioni e incontri di archeologia.

Armature in cartone, disegnate per il libro comic “Gladiatori” di Mario Testa

Ed è qui che si dipana la sezione Gladiatorimania, dedicata ai bambini (di tutte le età!) che saranno coinvolti da accattivanti video sui gladiatori, tra cui uno sugli anfiteatri campani ed il mio preferito sull’alimentazione, quasi esclusivamente vegetariana, che costruiva i muscoli (ed anche un po’ di necessario grasso corporeo) dei gladiatori. Proseguendo ci si imbatte in uno schermo interattivo su cui indagare nei minimi dettagli gli elmi in mostra: le ricostruzioni 3D permettono di guardare le decorazioni e di ruotare l’oggetto nello spazio.  In alcune teche anche riproduzioni realistiche di armature, elmi, accessori provenienti da una collezione privata. Provate poi a resistere, dico proprio a voi, bambini di tutte le età, – ed io orgogliosamente mi annovero tra i primi! – a resistere alla contemplazione dei modellini in mattoncini Lego, dei Playmobil, dei cartonati in dimensioni reali raffiguranti i Gladiatori, disegnati per l’omonimo libro da Mario Testa (Scuola Italiana di Comix), della squadra di “gladiatori” in versione Ufo Robot ed infine carte della serie Yu-Gi-OH! Ed ho omesso nell’elenco altre ricostruzioni con mini action figure in vari scenari.

E tutto questo cosa ci insegna? Che il ricordo del mondo della gladiatoria romana è così inscindibilmente parte dell’immaginario popolare collettivo, che anche senza rendercene conto siamo sempre stati circondati da riferimenti che vanno dal gioco al cinema. E vuole anche proporsi come un nuovo modo di comunicare il museo, soprattutto alla famiglia.

Il modellino in Lego del combattimento e il dipinto di Jean-Léon Gérome

La mia attenzione si è lungamente soffermata sulle ricostruzioni Lego di un diorama rappresentante la scena, resa famosa in tutto il mondo, tratta dal dipinto del 1872 di Jean-Léon Gérôme. Mi imbatto un po’ per caso attraverso i social nel suo creatore e riusciamo a scambiare due chiacchiere per telefono.

Lui si chiama Antonio Cerretti, romano, ingegnere civile impiegato presso una grande compagnia assicurativa, da bambino ha giocato come tutti con i Lego che poi sono diventati solo un ricordo quando altri giochi e svaghi hanno preso il sopravvento.

Antonio, come nasce quindi questa che è solo una passione, dal momento che hai un lavoro che ti assorbe a tempo pieno?

Circa sei anni fa accompagnai un amico ad acquistare alcune scatole di mattoncini presso il negozio monomarca. Scoprii allora che esisteva non solo un negozio unicamente dedicato alla Lego, ma anche delle infinite possibilità di costruire qualunque cosa comprando anche singoli mattoncini. Ne presi alcuni, era un periodo un po’ pesante, e diventò per me una valvola di sfogo. Mi avvicinai poi ad altri appassionati, entrando a far parte dell’ItLUG (Italian Lego User Group), associazione senza fini di lucro di appassionati che promuovono l’amore per i mattoncini e favorisce lo scambio di informazioni ed esperienze tra gli appassionati.

Il diorama in Lego di Antonio Cerretti, alla sezione Gladiatorimania

Come sei arrivato dunque al Museo Archeologico e alle costruzioni dedicate all’antica Roma?

Sono romano, ho la passione per l’archeologia della mia città ed uno dei miei progetti, insieme ad un gruppetto di amici, è proprio quello di realizzare una Roma antica in micro scala. Avevamo già realizzato modellini su questo tema per la mostra itinerante I Love Lego la cui tappa napoletana era prevista al complesso della Pietrasanta dal marzo al settembre 2020, ovviamente saltata a causa della pandemia. La mia collaborazione per quella mostra è stata il tramite per il contatto da parte del Museo Archeologico di Napoli. A fine Gennaio mi chiamano per realizzare un modellino, il tempo è quindi pochissimo (ndr. ricordiamo che la mostra è stata inaugurata il 31 marzo) e l’ispirazione mi viene dal quadro di Gérôme: partendo da quello, decido di realizzare il momento in cui il Mirmillone si accinge a calare la spada sullo sconfitto Reziario davanti una folla esultante (e come nel quadro anche con le vestali in primo piano vestite di bianco).

Spade di gladiatori in Lego di Antonio Cerretti, MANN

Antonio il modellino è bellissimo, quanto tempo ti ha richiesto il progetto?

Per questo non c’è stato un progetto vero e proprio, che di solito realizzo, i tempi non lo consentivano. Per fortuna ho un buon occhio per le proporzioni e con i pezzi alla mano l’ho sviluppato piuttosto ad istinto. In un mese era finito (ovviamente nei momenti liberi dal lavoro). Poco prima di portare il modellino, ho deciso di creare anche le due spade, progetto stimolante che seppur non richiesto, che ha incontrato subito il favore del direttore Giulierini e dello staff del Museo, che hanno dimostrato con Gladiatorimania una grande lungimiranza nell’approccio ad una nuova forma di comunicazione.

Modellino del Colosseo SPQR Brics, fra i pezzi esposti nella mostra Gladiatori al MANN

Un’ultima curiosità? Tutti i pezzi utilizzati sono realizzati dalla Lego?

Molti si possono acquistare singolarmente (ovviamente io procedo con ordini di centinaia di pezzi), esistono molti siti on line dove è possibile trovarli. Così come si trovano ditte che realizzano pezzi custom o sticker per personalizzare gli omini. Spesso bisognare usare un po’ di fantasia e riuscire ad adattare pezzi con destinazione diversa all’uso più impensabile. E questo certamente viene dalla pratica ed esperienza.

E’ presente in un’altra sala anche la riproduzione in mattoncini dell’area del Colosseo in epoca costantiniana, che fa parte del progetto SPQRbricks di Antonio Cerretti e Luca Petraglia.

La chiacchierata con Antonio è stata molto piacevole, ed ho davvero apprezzato la doppia anima di questa mostra, che offre nella parte scientifica e in quella meno un ottimo spunto per tutti. E probabilmente in questo momento storico in cui cerchiamo davvero di distrarci, l’arte compie sempre il suo terapeutico ruolo catartico, e senza dimenticare tutto il resto del patrimonio artistico e monumentale di Napoli e della Campania, vi invitiamo a ripartire da questa mostra!

Vorrei concludere riportando un commento della Regione Campania, che ha deciso di sostenere anche la parte tecnologica e didattica dell’esposizione: proprio presso i giovani, in particolare, vogliamo mantenere vivi i valori del coraggio e della tenacia dei gladiatori, specie nel momento difficile che stiamo vivendo.

 

Per sapere di più:

Catalogo della mostra, Gladiatori, 2021, ed. Electa

 

Beviamoci su….

di Vittorio The Figurehead Guerrazzi

Vi abbiniamo il Gladius (nomen omen!) di Tenute Adolfo Spada, Aglianico Roccamonfina IGT; un vino di ardore e fierezza, polposo di frutta ed ammantato di spezie, che prende la sua linfa non lontano da quell’Ager Falernus in cui gli imperatori romani, che decretavano col verso del pollice il destino dei gladiatori, erano soliti rifornirsi di vino per i migliori banchetti.
Ai piedi del vulcano spento di Roccamonfina, l’aglianico si carica, rispetto alla versione irpina, di un’anima magmatica più pronunciata, con rimandi ematici e ferrosi: spade e sangue sporche di sabbia delle arene.