Tra fotografia di scena e street art – la nostra intervista

Testo e foto di Eliana Ciampi

(Nella foto di copertina: street art di Edie a vico San Domenico Maggiore)

Eduardo Castaldo allo specchio in una sua opera murale a piazza Bellini

30 gennaio 2021, Centro Storico di Napoli: Edie, street artist, munito di scaletto, imbuto e sabbia, accoglie i passanti nella sua “personale a cielo aperto” in quella che per i napoletani è la strada delle librerie, via Port’Alba. E’ lì per invitarli a coprire le sue stesse foto versando, tra queste e un vetro protettivo, della sabbia dorata e a spiegare cosa rappresentano per lui quegli scatti, che ci riportano all’Egitto del 2011. Occhi e bocche spalancate di egiziani riempivano le piazze immense del Cairo ed Eduardo Castaldo era lì per catturare con la sua macchina fotografica quegli attimi di disperazione e speranza e regalarli al mondo.

Ora è qui e ci racconta la sua storia, la storia di Edie street artist e di Eduardo Castaldo reporter e fotografo di scena. Malgrado abbia ottenuto prestigiosi  premi e sebbene stia lavorando a importanti progetti internazionali, si mostra subito disponibile a chiacchierare con noi e per rompere il ghiaccio basta una semplice birretta in piazza Bellini! La nostra piccola intervista non può che partire dalla galleria fotografica murale a Port’Alba, dai rivoluzionari egiziani e dal sorriso di Giulio Regeni affiancato da militari.

Nasce cinque anni fa l’idea di portare nelle strade di Napoli le sue foto, tra cui quella vincitrice del World Press Photo 2012 e che – ci ricorda un amico presente – è stata esposta nella stessa Maidan al-Tahrir. La speranza per quelle persone ritratte nel 2011 era immaginarle in un Paese migliore oggi. Ma dieci anni dopo la rivoluzione, e al quinto anniversario della morte di Giulio, per Eduardo non resta che continuare a insabbiare emblematicamente quelle foto, fino a cancellare la sua stessa istallazione.

I quadri die Edie da “insabbiare” su Giulio Regeni e la militarizzazione dell’Egitto, a via Port’Alba

E’ arrivato al Cairo poche ore prima della rivoluzione e – ci racconta – di quella città gli resta l’energia della rivoluzione e l’amarezza per ciò che è accaduto dopo. E’ un’esperienza che lo ha segnato profondamente e gli ha insegnato tantissimo, ma che lo ha anche allontanato dal lavoro di reporter. Nel giornalismo il compromesso sta nel lasciare ad altri il compito di dare voce alle proprie immagini. Capisco, quindi, che come reporter si sentiva espropriato delle sue foto. Dalla chiacchierata appare evidente che utilizzare foto e istallazioni per comunicare nelle strade della sua città è per lui artisticamente più appagante.

Un’opera di Edie da Port’Alba – una condanna alla militarizzazione dei Paesi del Nord Africa

Ha trascorso sette anni in Medioriente, di cui quattro in Palestina e tre in Egitto dal 2007 al 2014, ma non esita a confessare di non provare grande nostalgia per quei luoghi, sebbene ci sia legato. Asserisce con tono deciso: «Situazioni davvero pesanti, e non ho scelto io di andare là». In fondo quel mondo lo ha travolto per caso, per le esigenze lavorative della madre di suo figlio. Da napoletano confessa che riuscire a lavorare a Napoli è per lui una «bella dimensione».

In realtà l’Italia gli ha dato e gli sta offrendo bellissime opportunità, provenienti soprattutto dal mondo del cinema. Chi non ha amato le atmosfere nostalgiche della Napoli del dopoguerra nella serie L’Amica Geniale di Rai Fiction e HBO? Il grigio e polveroso Rione Luzzatti e il sole abbacinante di Ischia sono stati colti splendidamente dalle mani e dallo sguardo di Eduardo Castaldo, fotografo di scena.

Riflettendoci, in fondo anche nella serie tratta dai best seller di Elena Ferrante si ritrova a fotografare una rivoluzione. Piccola e interiore, ma pur sempre una rivoluzione, è quella che portano avanti nelle loro vite Lenù e Lila. Chiunque abbia visto la serie sarà rimasto affascinato dalla foto in bianco e nero di Lila in abito da sposa, faticata opera di Eduardo che ha lavorato con una vecchia Rolleflex biottica 6X6. Ma chiaramente, non si tratta della sua prima esperienza di fotografo di scena. Avevamo già potuto apprezzare il suo lavoro nel film Reality di Matteo Garrone (2012) e presto lo incontreremo di nuovo nel prossimo film di Sergio Rubini sui fratelli De Filippo.

«Il cinema mi fa stare bene»

Spiega che il cinema non solleva continuamente questioni etiche e come artista si sente più libero e che «se la gode di più, con leggerezza» rispetto al reportage. Anche nel lockdown si è dato da fare e a breve uscirà un libro edito da Marsilio, nato da una collaborazione – ancora in divenire –  con il museo MADRE.

Un’istallazione molto eloquente di Eduardo Castaldi a Largo S. Giovanni Maggiore Pignatelli, nel centro storico di Napoli

In attesa di vedere i suoi prossimi lavori vi invitiamo, se fate una passeggiata nel centro storico di Napoli, a fermarvi ad osservare le sue istallazioni. Militari in mimetica ed elmetto non sono solo a Port’Alba, ma si arrampicano su una scala per entrare nella casa di una signora napoletana, che li scaccia con un secchio d’acqua al Largo S. Giovanni Maggiore Pignatelli. Ogni tanto a quel balcone si legge uno slogan o sventola una bandiera, a seconda che quei militari minaccino i palestinesi o la comunità black degli USA.

Street art di Edie su una saracinesca a via Monteoliveto

Se poi sentite il peso del 2020 sulle vostre spalle, sarà facile compenetrarsi nel personaggio che trascina un saccone marchiato 2020, prendendo aria attraverso la mascherina. In Vico S. Domenico Maggiore occhi disperati vi fisseranno attraverso sbarre dipinte, mentre in Piazza Bellini troverete la più recente istallazione die Edie. Uno specchio sostituisce il volto di una donna con una molotov tra le mani. Spiega che è un invito a guardarsi allo specchio e a reagire a questo momento di stagnazione politica.

Alla fine del nostro incontro, una curiosità…un vino che racconti la sua esperienza. Considerato che ha vissuto per anni in Paesi dove per motivi religiosi trovare alcolici era impresa ardua, la scelta era piuttosto limitata, ma ricorda di aver bevuto in Palestina il vino del Cremisan dei monaci di Betlemme. Confessa però di non essere un intenditore di vini, ma di aver apprezzato tanti vini italiani!

Per approfondire:

https://www.eduardocastaldo.com/

 

 

 

Beviamoci su….

Il vino da degustare davanti… alla street art di Edie