Viaggio nella Napoli dell’arte urbana a caccia di Maradona.

In copertina: Paste-up di Santiago Spigariol, in arte San Spiga nei vicoli di Napoli

Testo e foto Francesca Guadagno

 

In un monotono periodo di cronaca in cui soprattutto si è letto e scritto di elezioni americane e della pandemia mondiale, è capitato un evento che ha scosso le penne di giornalisti, antropologi, intellettuali ed opinionisti di ogni genere. Così la morte prematura di Diego Armando Maradona ha riempito in pochi giorni tutto lo spazio del leggibile, e non tanto il fatto in sé quanto la rivolta dolorosa contro tale ingiustizia divina da parte del popolo che per primo lo ha adorato di più, quello napoletano.

I luoghi del cordoglio sono stati lo stadio San Paolo e le immagini lasciate sulle mura dagli street artist. Infatti Maradona è diventato arte urbana sin dai primi anni ‘90, prima che la Street art diventasse a Napoli fenomeno sociale e artistico vero e proprio, attrattore di curiosi e fotografi, motivo di orgoglio a livello nazionale.

Street art dedicata a Maradona nei Quartieri Spagnoli a via De Deo

Street art dedicata a Maradona nei Quartieri Spagnoli a via De Deo

Alla fine degli anni ‘80 un uomo e la sua squadra ridavano alla città di Napoli una speranza, e nell’allora fortemente degradato dedalo di strade rappresentato dai Quartieri Spagnoli, appariva il primo (enorme) omaggio a Maradona. In un angolo in cui persa di vista l’ariosa prospettiva del Vomero ci si sente oppressi dagli edifici, circondati da motorini, pedoni indaffarati e alimentari che sporgono le proprie merci sulla strada, appare all’improvviso un tempio pagano col suo idolo a cui gli abitanti hanno sempre potuto rivolgersi con affetto, speranza e reverenza. Il muro laterale di un edificio moderno in via Emanuele De Deo ha offerto la tela perfetta per un progetto che spontaneamente fu pensato, sovvenzionato e realizzato dagli abitanti del quartiere all’indomani del secondo scudetto del Napoli nel 1990.

Ponteggi di fortuna sostennero in ore di appassionato lavoro un poco più che ventenne artista, Mario Filardi, amatissimo da tutti quelli che lo conobbero, dispensatore di allegria e disegni a chiunque ne chiedesse. Mai assurto agli onori del rango di artista con la a maiuscola perché pur di lavorare (e viaggiare, che era una sua grande passione) ha trascorso la maggior parte della vita all’estero impiegato in alberghi e ristoranti fino alla morte avvenuta a Zurigo nel 2010, a soli 43 anni. Mario e Diego hanno avuto un destino comune, nati entrambi in quartieri difficili e in condizioni economiche precarie, riscattatisi scegliendo una vita lontana dalle proprie radici, e una morte prematura. La sua opera unirà per sempre i loro ricordi.

Come tutta l’arte urbana che “interviene nella dimensione stradale e pubblica dello spazio urbano, originariamente provviste di una fisionomia alternativa, spontanea, effimera” questo murale ha sofferto per l’esposizione agli agenti atmosferici e allo smog, fin quasi a sparire. Ritorna l’iniziativa popolare e grazie ad un altro figlio dei quartieri, Salvatore Iodice, il murale viene restaurato nel 2016. Quando andrete a vederlo (perché se non lo avete già fatto, adesso il richiamo ad andare in questo tempio pagano è sicuramente troppo forte dopo gli eventi degli ultimi giorni), noterete tuttavia un forte contrasto tra il volto molto realistico, e il corpo dalle forme e colori quasi da cartone animato. Per il volto un ulteriore intervento è stato necessario l’anno successivo: lo street artist Francisco Bosoletti  ha regalato al calciatore suo compatriota una faccia quasi fotografica.

Santo Diego dello street artist Samuel

Santo Diego dello street artist Samuel

Il Maradona di via De Deo con i suoi trent’anni è diventata ormai a diritto un pezzo della storia di Napoli, e lentamente negli ultimi anni altri ne stanno entrando a far parte.

Un esempio completamente diverso di arte urbana è la sticker art che per sua natura è riproducibile e a basso costo. A differenza dei murales viene progettata a casa o nello studio e dopo trasferita sul muro con colla, si innesca quindi un diverso procedimento creativo. Tra quelli più recenti è il Santo Diego realizzato da Samuel, artista talmente giovane da non aver mai vissuto sulla sua pelle la fase napoletana di Diego ma ne ha ascoltato sin da bambino i racconti e le testimonianze. Questi sentimenti si sono trasformati nel santino che ha invaso Napoli, mura, segnali stradali, lampioni, vetrine: un Santo canonizzato dal popolo, trasformato già in vita in icona senza tempo, codificato in arte di facile reperibilità e godimento. Scomparso l’azzurro della maglia del Napoli, il calciatore è in posizione ieratica, mantello rosso, aureola e cuore fiammante sul petto.

Se Samuel fa parlare di se per il suo adesivo, diventato virale ben prima della dipartita di Maradona, Jorit Agoch, al secolo Ciro Cerullo, sicuramente non aveva bisogno di ulteriore fama quando nel 2017 completa il suo omaggio. Artista affermato a livello internazionale si è concentrato, a partire dal 2013, esclusivamente sulla raffigurazione realistica del volto umano che marchia con due strisce rosse sulle guance che rimandano a rituali magici/curativi africani, in particolare alla procedura della scarnificazione, rito iniziatico del passaggio dall’infanzia all’età adulta, legato al momento simbolico dell’entrata dell’individuo nella tribù. Raffigura sui muri nelle città che visita per il mondo persone del posto, e le marchia, tramite il rito pittorico facendole entrare a suo dire nella ”Human Tribe. Dopo la realizzazione del volto di Maradona sulla parete cieca di uno dei palazzi popolari di via Taverna del Ferro a San Giovanni a Teduccio, Diego lo ringraziò pubblicamente, “Grazie Jorit! Grazie Napoli!”. Qui c’è pura bellezza, l’argentino non è più il calciatore dinamico dei Quartieri Spagnoli, è l’uomo maturo, le rughe vibranti intorno agli occhi, una folta barba tradisce con i peli bianchi l’avanzare degli anni. Lo sguardo di un’intensità potente come a ricordare che anche a San Giovanni a Teduccio si può essere vincitori, si può essere umani. Dios umano è la frase scelta da Jorit (per ogni murales ha scelto delle parole), ispirata dallo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano che nel suo libro Cerrado por Fútbol (2017) scrive:

Uno dei volti di Maradona dell'artista Antonio Cotecchia

Uno dei volti di Maradona dell’artista Antonio Cotecchia

Maradona è diventato una specie di Dio sporco, il più umano degli dei. Questo forse spiega la venerazione universale che ha conquistato, più di ogni altro giocatore. Un Dio sporco che ci assomiglia: donnaiolo, chiacchierone, ubriacone, divoratore, irresponsabile, bugiardo, fanfarone.

   Ha scelto una interpretazione del ritratto anche Antonio Cotecchia poliedrico artista che ha sperimentato dalla digital art all’illustratazione, è stato grafico, designer, freelance fashion designer, e da tutte queste esperienze ha derivato un linguaggio artistico unico che offre una fusione tra cubismo, futurismo, espressionismo e riferimenti alla pop art. Tra i suoi interessi anche la Street art a cui ha dedicato i poster della serie “L’altro lato”, ispirati ai volti di personaggi che in qualche modo gli hanno lasciato una forte impressione o un insegnamento. I volti di Cotecchia chiedono allo spettatore di avventurarsi alla ricerca di ciò che è oltre l’apparenza, così la faccia per metà scompare e nello stesso tempo si dilata accogliendo un piccolo universo di immagini che rappresentano la vita del personaggio rappresentato.

Mentre scriviamo sicuramente altre opere si stanno progettando e realizzando, regalandoci nuove sorprese che potremo godere appena revocata la zona rossa e la libera circolazione umana sarà di nuovo sicura! Scegliamo di concludere questa carrellata dedicata a Maradona con le opere di Santiago Spigariol, in arte San Spiga, anch’egli argentino. Artista e docente all’università di Buenos Aires, ha sognato di venire a Napoli per anni e ha risparmiato per arrivare nella nostra città in un anno molto preciso. La sua prima visita a Napoli fu il 2016 in occasione dei trent’anni dalla partita Inghilterra-Argentina in cui la Mano de dios consegnò al suo paese la coppa del mondo e l’immagine di quel gol fu il primo paste up dell’artista realizzato in città. In un suo più recente ritorno ha invece regalato una serie di poster, tra i Quartieri Spagnoli e Forcella. Tutti evocativi di momenti calcistici indimenticabili.

Paste-up di Santiago Spigariol, in arte San Spiga

Paste-up di Santiago Spigariol, in arte San Spiga

L’arte urbana ha sicuramente un merito enorme, quello di esporre involontari utenti ad un mondo che spesso considerano lontano e incomprensibile. Coloro che non frequentano musei, per le più svariate motivazioni che siano esse culturali, sociali o economiche, in questo caso non compiono un’azione consapevole, l’arte li invade senza chiedere permesso e si rende piacevole comunicando con forme comprensibili, ironiche e anche laddove il messaggio non è comprensibile immediatamente, riesce ad intrattenere e ad educare. Se infatti consideriamo che la stragrande maggioranza delle opere resiste (e qui mi riferisco non agli agenti atmosferici bensì a quelli umani), l’arte urbana ha compiuto un’azione importantissima nell’insegnare il rispetto per l’opera di un artista, e negli ultimi anni ha sempre più ispirato.

La pittura murale è la forma più alta, logica, pura e forte di pittura, è anche la più disinteressata,
perché non può essere convertita in oggetto di lucro personale né nascosta a beneficio di alcuni privilegiati.
Essa è per il popolo,
è per tutti.
Josè Clemente Orozco, Muralista messicano.

 Per approfondire:

BeccoGiallo, Paolo Castaldi, Maradona Editore, 2012

 

Beviamoci su….

Il vino da degustare….davanti alla Street art dedicata a Maradona