Richard Dölker e gli artisti “tedeschi” in Costiera Amalfitana

di Simona Mandato

Foto: si ringrazia il Centro Studi Salernitani “Raffaele Guariglia” e la pagina di Enrico Camponi

R. Dölker, Pannello, 1920-30, Museo Villa Guariglia, Raito di Vietri

Si dice che l’Italia sia quella che per secoli ha partorito le cose più interessanti e innovative in fatto di arte. Il che certamente è vero. Però, quando si rimane nel ristretto di un piccolo ambito geografico le cose vanno diversamente, anche in Italia. E così, rinchiusi tra le montagne che disegnano la Costiera Amalfitana e il suo mare, un mare che dalla fine del Ducato di Amalfi nel tardo Medioevo, poco aveva da raccontare di genti, naviganti e scambi culturali, beh… anche i maestri ceramisti di Vietri poco riuscivano ad esprimere di proprio. Per secoli portarono avanti una tradizione di decori barocchi che ha molte attinenze con la ceramica siciliana…ma oltre non riuscirono ad andare, e continuarono a reiterare per trecento anni gli stessi stilemi e i medesimi decori.

Piatto con pavone stilizzato, R. Dölker, coll. priv.

Poi avvenne che nel 1926 a Vietri sul Mare arrivarono Max Melamerson e sua moglie, imprenditori amburghesi di origini giudaiche, fuggiti da un’atmosfera che per loro si faceva già pesante. E vi impiantarono l’Industria Ceramica Salernitana (ICS, poi MACS), chiamando maestri di arti applicate dal nord Europa. Da Germania, Russia, Cecoslovacchia, Polonia, Olanda arrivarono tanti artisti, talvolta anche loro esuli volontari, portando con sé un background artistico della tradizione nordeuropea, ma anche quello spirito culturale che alitava da Parigi a Vienna, e che avrebbe nel giro di pochi anni fatto soffiare un vento nuovo anche nella ceramica vietrese.

Molte erano le donne: Irene Kowaliska, Elsie Schwarz, Margarete Thewalt Hannasch, Marianne Amos, e realizzarono cose meravigliose, non solo in ceramica. Oggi vorrei però partire da un uomo.

Figurina plastica di capretta, R. Dölker, coll. priv.

Prima di tutti gli altri, Richard Dölker era approdato sui lidi di Positano già nel 1923. Come molti artisti nordeuropei, era attratto dal sud per il modo di vivere semplice e naturale, libero dai condizionamenti imposti da una società retta da rigide regole etiche e sociali – alla base di Protestantesimo e Calvinismo -, come nel nord Europa.

D’altronde non v’era di che sorprendersi: agli inizi del XX secolo in Europa la facevano da padrona le teorie di Nietzsche, che esaltavano lo “spirito dionisiaco” (l’appartenenza alla terra, l’istintività) a fronte dell’“apollineo” (la razionalità che tutto inquadra). La corruzione dell’equilibrio tra questi due spiriti – derivata secondo Nietzsche, dalla filosofia morale di Socrate e dal razionalismo di Platone in poi, fino ad arrivare ad Hegel – era stata la causa della decadenza della cultura greca prima, e di quella occidentale e germanica poi. Il filosofo tedesco auspicava perciò l’abbandono di una vita disciplinata in rigidi schemi morali, e un ritorno all’istintiva creatività della vita.

Chi, se non un artista, doveva attuare tutto ciò nella sua vita, e ovviamente nella sua arte? Fin dai tempi di Goethe il sud rappresentava il mito della naturalezza, la libertà, la semplicità. E qui venne Dölker, proprio a cercare questi valori.

Pannello del Profeta Jona, R. Dölker, 1920-30, Museo di Villa Guariglia, Raito di Vietri

Rimase dieci anni in Costiera Amalfitana, dopo essere stato già in Sicilia. La sua arte è intrisa di Volkskunst, quell’“arte popolare” tipicamente nordeuropea fatta di fiabe e vita rurale, che l’artista tedesco ha mescolato ai gesti della vita semplice che vedeva svolgere sulle nostre coste, abitate allora da poveri pescatori, contadini e pastori. In quella ricerca di un’armonia tra vita e arte, prendeva forma la Lebenskunst, l’arte del vivere di Richard Dölker e degli altri artisti mitteleuropei trasferitisi qui a vivere e ad operare.

I gesti quotidiani dei pescatori che tirano su le loro reti, del pastore con le sue capre, delle donne che attingono acqua alle fonti e la trasportano sulla testa, come idrofore greche: questi furono i soggetti preferiti dell’arte ceramica di Dölker e degli altri nordeuropei arrivati a Vietri di lì a qualche anno. E naïf è il modo che scelsero per rappresentare quella semplicità: pochi tratti, quasi il disegno di un bambino, per delineare la genuinità di quei protagonisti inconsapevoli.

Due gatti, blu e giallo, Franz Marc, 1912, Kunstmuseum di Basilea

Ma questi erano stati già i temi coltivati ai primi del ‘900 dai Fauves, un movimento che si era sviluppato a Parigi (in italiano trasposto con Fauvismo), il cui maggiore esponente era stato Henri Matisse. Il liberarsi dalle forme – e non è Nietzsche questo?! –, eliminando qualsiasi riferimento a prospettiva e chiaroscuro, e la predilezione per colori molto vivaci e usati a piene mani, erano stati la cifra dirompente della loro arte. Sebbene il movimento avesse avuto brevissima durata (1905-07), la sua eredità in Germania si era vista eccome, nei due fondamentali movimenti dell’Espressionismo tedesco Die Brücke a Dresda e Der Blaue Reiter, Il Cavaliere Blu di Wasilij Kandiskij e Franz Marc, a Monaco di Baviera.

Nato e cresciuto nei pressi di Stoccarda, dove aveva frequentato la Scuola di Arti Applicate, Richard Dölker dev’essere rimasto affascinato proprio da quei temi, dai soggetti di ispirazione africana, dall’esaltazione delle origini “dionisiache” dell’uomo, e le ha fatte sue.

Mattonella con Perseo e la Gorgone, R. Dölker, a confronto con una metopa arcaica da Selinunte, 1920-30, Museo Archeologico, Palermo

Ma poi ci ha aggiunto anche studi sul mondo greco antico, che approfondì in Sicilia, a Selinunte. Da lì deve aver portato con sé schizzi delle metope dei templi, che traspose poi, identiche, in due suoi riquadri ceramici, oggi esposti al Museo Archeologico di Palermo.

Dölker amò anche rappresentare Madonne e alcuni temi biblici, che tradusse in quel suo linguaggio “primitivo”, in cui i colori hanno un ruolo centrale. Come in un pannello che rappresenta il tema – molto amato in Costiera Amalfitana – di Giona inghiottito dalla balena, oggi al Museo di Villa Guariglia a Raito (Vietri sul Mare).

R. Dölker, Madonna con Bambino in Trono, 1924, coll. priv.

O come questa Madonnina da una collezione privata. Grazie alla collaborazione di Enrico Camponi, appassionato della ceramica di Vietri del ‘900, possiamo mostrarvi – e lo ringraziamo di cuore! – qualche foto dalla sua pagina facebook in cui condivide la sua e altrui collezioni.

R. Dölker, Pisces minutos magnus comest, batik anni ’30, Raccolta Civica di tessuti, arti e mestieri, Chemnitz, Germania

Dal 1930 Dölker si lasciò ammaliare dalle possibilità offerte dal batik, dopo aver visto a Roma una mostra su queste particolari stoffe. Vi trasfuse il suo personale lessico artistico, come nel suo favoloso batik che rappresenta dei pescatori, “pesci grandi che mangiano i più piccoli”, e i piccoli che si vedono al di sotto del pelo dell’acqua, già preda nelle reti dei “pesci grandi”.

Ma i protagonisti preferiti dei suoi piatti, brocche, mattonelle e pezzi plastici furono gli animali, fra cui asinelli e caprette, ritratti in forme così genuine come fossero nati dalla matita di un bambino. Gli asinelli sono ancora oggi iperrappresentati nelle ceramiche vietresi, e sono assurti un po’ a simbolo della Costiera Amalfitana.

Figurina plastica di elefante, Richard Dölker, coll. priv.

Quei temi, quei modi, quello stile primitivo, non poterono non influenzare – e fortemente! – i ceramisti che a Vietri e dintorni si confrontarono con Richard Dölker e con gli altri “tedeschi”, come venivano genericamente chiamati dai Vietresi, tutti gli artisti stranieri. Ne venne fuori un rinnovamento totale del decoro ceramico vietrese, a partire da quegli anni fecondi tra i ’20 e i ’40, oggi definito “Periodo tedesco”. Una rivoluzione, che ancora oggi propaga la sua onda.

 

Museo di Villa Guariglia

Raito – Fraz. Vietri sul Mare (Salerno)

Tel: +39 089 211835

 

Per approfondire:

Matilde Romito (a cura di), La ceramica vietrese nel “Periodo tedesco”, Atti del seminario internazionale 24-26 novembre 1996, Centro Studi Salernitani “Raffaele Guariglia”, Salerno

Pino Viscusi, Lo stile Vietri tra Dölker e Gambone. Cronaca e storia della ceramica vietrese nel contesto nazionale e internazionale, Edizioni Il Sapere, 1996, Salerno

https://www.facebook.com/Ceramiche-di-Vietri-a-cura-di-Enrico-Camponi-562915140459671/?ref=page_internal

http://www.archivioceramica.com/CERAMISTI/D/Dolker%20Richard.htm

 

Beviamoci su….

Il vino da degustare davanti a…le ceramiche di Dölker a Vietri