di Pietro Petrosino – foto di copertina di Simona Mandato

 

Le occasioni di festa a Napoli non sono mai mancate: che si celebrasse una nascita reale, o che si volesse ringraziare San Gennaro per l’ennesimo miracolo, non si lesinava mai, complice anche il carattere notoriamente festoso dei partenopei. Se poi ci aggiungiamo l’origine greca della città, che ha nel suo DNA l’uso di accompagnare ogni festeggiamento con la bevanda cara a Dioniso, beh… sarà chiara la conclusione. I documenti citati nell’articolo sulla guglia di San Gennaro parlano specificamente di fiumi di “Lagrima” che scorrevano in quelle occasioni, con cui si intende Lachryma Christi, il vino venuto fuori dalle lacrime di Cristo… e allora spostiamoci laddove tutto ebbe inizio: sul Vesuvio.

La coltivazione delle viti sulle pendici del vulcano risale al V secolo a.C. con gli insediamenti dei greci aminei. I vini vesuviani furono tra le principali fonti di reddito dell’antica Pompei, e poi con l’avvento del cattolicesimo divennero monopolio ecclesiastico. E’ del 1983 l’istituzione della DOC Vesuvio.

Il vino che ho scelto da “berci su” è una sottodenominazione della DOC, il Lacryma Christi rosso della cantina Sorrentino, un’azienda agricola secolare di 35h sita ai piedi del Vesuvio e riconvertita negli ultimi tre decenni al business enologico. Il suo Lacryma base è di colore rosso rubino, vinificato da uve biologiche di Piedirosso, noto in loco come “Per ‘e Palumm”, e di Aglianico con un 10%, entrambi autoctoni. I grappoli sono raccolti a mano a fine settembre, il vino ottenuto ha un grado alcolico di 13 gradi. Presenta sentori di frutti di sottobosco e note floreali, ha un sapore gradevole, lieve acidità, tannini presenti ma non insistenti, con finale leggermente sapido. Un vino beverino e non impegnativo, da accompagnare a formaggi e salumi, zuppe di legumi ma anche ad un classico “polipetto alla Luciana”, o più semplicemente a “maccarun’ e carn’”.

La cantina Sorrentino produce Lacryma Christi rosso, rosato, bianco e spumantizzato a seconda delle uve utilizzate, e alla versione “base” affianca un’interessante linea di “Cru”. Il suo Lacryma nasce sulle colline alle pendici del Vesuvio, in terreni vulcanici sabbiosi, ricchi di minerali, ben drenati e arieggiati. Le viti sono a piede franco e aliene alla fillossera, e così nelle vecchie vigne sopravvivono viti secolari.

Questo nome così inusuale, Lacryma Christi, deriva da una leggenda che vuole che Lucifero, scacciato dal Paradiso nella sua discesa agli inferi, avesse strappato un pezzo di paradiso. Gesù, riconoscendo nello squarcio prodotto il golfo di Napoli, pianse versando lacrime divine sul Vesuvio… Ove esse cadevano, sorgevano le viti di Lacryma Christi.

Quello stesso vulcano, quando nei secoli è stato “arrabbiato”, ha costretto il santo patrono agli straordinari più di una volta, ultima in ordine di tempo l’eruzione del 1944. Così San Gennaro ha potuto affermare la sua autorevolezza sulla città e infervorare, rafforzando la devozione dei fedeli. Che non potevano poi, per grazia ricevuta, che mescere senza risparmio le alcoliche lacrime di Cristo!

Questo vino ce lo beviamo su….

La guglia di San Gennaro tra feste di piazza e fiumi di vino