di Pietro Petrosino

 

Il Compianto del Cristo morto di Guido Mazzone, causa l’espressività eccessiva dei personaggi e l’impiego di un materiale poco nobile, nei secoli scorsi è stato confinato nella categoria di “arte popolare” perché considerato poco elegante in ambito borghese. Spesso le opere d’arte ingiustamente finiscono per pagare pegno, restando offuscate ed emarginate a causa di pregiudizi e gusti peculiari dei momenti storici, tanto da poterle considerare figlie di un Dio minore.

Analogamente, voglio parlarvi di un vino tanto popolare quanto caro al popolo napoletano, anch’esso figlio di un “Bacco” minore, un nobile decaduto e relegato per tutto il ‘900 al rango di vinello semplice e senza pretese.

Eppure l’origine di questo vino si perde nella notte dei tempi: citato da Plinio il Vecchio, oggetto del desiderio enoico di ecclesiastici e nobiltà durante il medioevo e l’era moderna, conquistò il primato divenendo il vino per antonomasia dei napoletani nell’800. Nel ‘600 si diffuse un detto coniato dal vescovo di Lettere… si vis vivere sanum, bibe Gragnanum (se vuoi vivere bene, bevi Gragnano), periodo in cui lo si beveva a mo’ di elisir. E come non citare Totò in “Miseria e Nobilità”? «Solo se è Gragnano, prendilo, sennò desisti!!» Una connotazione popolare e popolana, ma sempre dignitosa.

A cosa è stata dovuta questa decadenza? Forse perché considerato un vino troppo giovane e confuso con i novelli. A mio avviso è da ricercarsi nella “traffica del vino” che inizia nell’ultimo decennio dell’800 e termina negli anni ‘60 del secolo successivo. In autunno in vista della vendemmia, i commercianti e in particolare i ristoratori di Napoli, intessevano traffici con i massari gragnanesi per l’acquisto del vino, trasportato in botti sui carri mentre fermentava ancora. Lo portavano in tavola agli avventori sfuso e frizzante, o lo distribuivano a rivenditori terzi in bottiglie anonime, conservato male e venduto a prezzi nazionalpopolari. Una filiera con margini risicati e visione limitata… coltivazioni in piccoli o piccolissimi appezzamenti, vitigni minori, produzione antiquate, distribuzione e vendita limitate all’ambito provinciale, target di fascia bassa.

Per fortuna a partire dagli anni ’90 del secolo scorso abbiamo assistito ad una vera e propria rinascita del Gragnano e del fratello “Lettere” con notevoli risultati!

Il Gragnano è un vino della DOC Costiera Sorrentina, sottozona omonima, le cui uve vengono coltivate nei comuni di Gragnano, Pimonte e parte alta di Castellamare, mentre nei comuni limitrofi si produce il gemello “Lettere”, identico uvaggio ma coltivato ad altitudini più elevate e con diverse esposizioni. Si tratta di un vino frizzante naturale, molto giovane, con doppia fermentazione, che viene immesso sul mercato dopo San Martino e per questo è spesso confuso con i novelli che invece prevedono la macerazione carbonica.

Una tipicità del Gragnano è il suo uvaggio, con un 60% di Per ‘e Palummo, Aglianico e Sciascinoso, il restante 40% sono uve autoctone sconosciute ai più, Tintore, Suppezza, Castagnara, Surbegna e qualche grappolo sopravvissuto di Mangiaguerra, e chi più ne ha più ne metta! Un vino tutt’altro che omologato, anzi, ritengo siano fuorvianti gli accostamenti al Lambrusco. Il nostro ha una sua personalità, e per questo lo si può gustare fresco tutto l’anno.

Il vino che propongo è di Salvatore Martusciello, Gragnano Otto Uve, come otto sono i pezzi del Compianto del Cristo morto: un vino veramente di qualità, il cui nome deriva dagli otto vitigni vinificati (il Piedirosso, l’Aglianico, lo Sciascinoso, la Suppezza, la Castagnara, l’Olivella, la Sauca, la Surbegna). Si presenta con un caratteristico colore rosso rubino con unghia violacea, spuma fine che si dirada armoniosamente dopo alcuni secondi. Al naso si sprigionano sentori florali e frutta rossa di sottobosco, mentre al palato presenta tannini levigati, vivace di piacevole bevibilità e con un lieve finale dolce e amaro.

Per quanto mi riguarda, l’accostamento ideale è con la pizza napoletana, meglio se con salumi grassi, oppure con il classico “panuozzo” di Gragnano, da provare anche sul tipico piatto napoletano “salsiccia e friarielli” (broccoli campani di sola foglia, leggermente amarognoli) oppure con una parmigiana di melanzane. Da servire freddo di cantina.

Questo vino ce lo beviamo su….

Il Compianto in terracotta di Sant’Anna dei Lombardi