Rosa Parks 3

Diritti civili in cerca di casa….
di Francesca Guadagno
foto di Francesca Guadagno e dal catalogo della mostra

C’era una casetta piccolina in…..no questa volta non è in Canada, né aveva vasche e pesciolini e tanti fiori di lillà, ma era una piccola casetta in un’umile periferia nella Detroit degli anni ‘50. Oggi è una casetta itinerante parte dell’innovativo progetto artistico, ma con un forte impatto storico e sociale, dell’artista americano Ryan Mendoza.  Almost Home – The Rosa Parks House Project è ospitato nel cortile del Palazzo Reale di Napoli fino al 6 gennaio 2021, ed è immediato agli occhi dei visitatori il contrasto, stridente e poetico al tempo stesso tra il legno rovinato e gli spazi interni ridotti all’essenziale e il mattone e piperno e l’immensità del Palazzo.

Era il 1 dicembre 1955 quando la sarta Rosa Parks, di ritorno da una faticosa giornata di lavoro prese l’autobus che l’avrebbe riportata a casa e si accomodò; secondo le leggi del tempo se un bianco saliva a bordo aveva diritto al posto a sedere, le persone di colore avrebbero dovuto quindi cederlo. Ma non quel giorno: Rosa scelse di non alzarsi opponendo un rifiuto educato ma ferreo; per questo fu arrestata e da questo episodio si innescò la lenta rivoluzione non violenta per i diritti civili degli afroamericani.

Rosa Parks

Rosa Parks in un autobus negli USA, foto d’epoca

Rosa Parks quel giorno era stanca, non solo fisicamente, ma anche della condizione di sottomissione, come lei stessa scrive nella sua autobiografia My Story : “La gente dice sempre che io non cedetti il mio posto perché ero stanca, ma non è vero. Io non ero stanca fisicamente, o almeno non più stanca di quanto lo ero di solito alla fine di una giornata di lavoro. Io non ero vecchia, anche se molte persone hanno un’immagine di me, a quel tempo, di una persona anziana. Avevo quarantadue anni. Dell’unica cosa di cui ero stanca era di cedere”.

Arrestata con l’accusa di aver violato le leggi sulla segregazione fu condannata al pagamento di una multa di 10 dollari più 4 per spese processuali (circa 134 dollari di oggi). Dopo essersi consultati sull’accaduto, Martin Luther King e i leader della comunità afroamericana decisero di avviare pochi giorni dopo il boicottaggio degli autobus a Montgomery, e per 381 giorni molti autobus furono costretti a fermarsi e l’economia locale iniziò a risentirne. La rivolta pacifica ebbe l’effetto sperato, e la legge riguardante la segregazione sui mezzi di trasporto pubblico fu considerata incostituzionale. E quando lo Stato si appellò alla Corte Suprema degli Stati Uniti, anche in questa sede ne fu confermata l’illegittimità.

La strada verso l’uguaglianza dei diritti era ancora lunga, e Rosa Parks ha impiegato tutta la sua vita a combattere pacificamente, soprattutto come portavoce dei diritti degli afroamericani. La sua vita non fu semplice, per le minacce subite lasciò insieme al marito (entrambi furono licenziati) la cittadina di Montgomery in Alabama per trasferirsi prima in Virginia, poi a Detroit dove aveva dei familiari. Insieme a questi si sistemò in una casa in un quartiere di periferia; negli anni Ottanta si trasferì nel centro di Detroit, dove si spense a 92 anni per cause naturali, in condizioni economiche sulla soglia della povertà; era il 24 ottobre 2005. Il più grande riconoscimento da parte del suo paese lo ricevette nel 1999 quando il Presidente Bill Clinton le consegnò la medaglia d’oro del Congresso. In quell’occasione fu definita “La first Lady dei diritti civili e la madre del movimento della libertà”.

LA CASA DI ROSA DIVENTA ARTE

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1. La casa di Rosa Parks ricostruita nel cortile di Palazzo Reale a Napoli

La casa in cui aveva trascorso i primi anni a Detroit, oramai in stato di abbandono, fu dichiarata da abbattere in un programma di rinnovamento del quartiere diventato malfamato nella recente crisi economica della città. La nipote Rhea McCauley, che aveva trascorso la sua infanzia in quella stessa casa con la zia e uno stuolo di parenti a condividere le poche stanze, l’acquistò nel 2014 per cinquecento dollari. Non riuscendo a trovare sostegno nelle istituzioni per farne un sito di interesse storico decise di donarla all’artista Ryan Mendoza.

Mendoza aveva inizialmente l’idea di lasciare la casa al suo posto, ma le condizioni della zona erano molto degradate. Senza perdersi d’animo smontò la casa pezzo per pezzo portandola nel 2016 nel giardino della sua casa di Berlino, aprendone le porte ai visitatori. Ritornata per un periodo negli States, a Rhode Island, la casa è stata nuovamente riportata in Europa ed eccola qui a Napoli. Nel cortile risuona anche una colonna sonora della durata di 8:46 (brano prodotto da Gregg Johnson di Detroit in associazione con la Underground Resistance e in collaborazione con il musicista napoletano Carlo Fermariello): il tempo in cui George Floyd è rimasto a terra sotto il peso del ginocchio di un poliziotto nel recente drammatico episodio avvenuto a maggio a Minneapolis.

Perché proprio nella nostra città?
E’ assolutamente spontanea questa scelta visto che l’artista ne è stato ospite per ben sette anni. Grazie al sostegno della Fondazione Morra Greco, della Regione Campania e in collaborazione con la Direzione regionale Musei Campania, il 15 settembre è stata inaugurata l’installazione. E per quanto si tratti di un pezzo di storia americana, come la più accogliente delle case, ci ospita in un’atmosfera universale di ricordo, di coscienza, di uguaglianza  perché – vi assicuro – il potere evocativo è così forte che potrà sembrarvi di scorgere Rosa socchiudere la porta dopo avervi salutato.

La casa ha in programma di non trovare casa nell’immediato (Almost Home, quasi casa), l’idea di Ryan Mendoza è di portarla carica dei suoi significati in giro per l’Europa, finché un giorno la casa troverà la sua casa laddove ha completo motivo di essere, quegli Stati Uniti d’America che dovranno desiderare di riaverla dopo aver compreso cosa hanno lasciato indietro. Attualissime tematiche tra l’altro in un momento storico in cui ritornano alla ribalta le lotte di Black Lives Matter.

E con le parole dell’artista stesso possiamo concludere e capire meglio la complessità del progetto: In definitiva questo è un progetto sulla memoria. Nello smembrare e ricomporre la casa, letteralmente re-member (ndr. Mendoza gioca con le parole: re-member, ricomporre le membra ma anche ricordare), io e Rhea McCauley invitiamo la coscienza Americana a ricordare una casa che non sapeva di aver dimenticato.

La casa offre l’opportunità unica di considerare come noi ricordiamo Rosa Parks, e così facendo, rinegoziamo il modo in cui commemoriamo la storia Americana.

Almost Home – The Rosa Parks House Project
Cortile d’onore di Palazzo Reale, Napoli
Dal 19 settembre 2020 al 6 gennaio 2021

Per approfondire

Beviamoci su….

Il vino da degustare… alla mostra Almost Home